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IN CORPORE VILI di Luigi Pirandello | Testo

I
Cosimino, il sagrestano di Santa Maria Nuova, teneva di guardia i suoi tre marmocchi ai tre mercati della città, che corressero subito subito a chiamarlo, scorgendo da lontano quella zoppaccia della Sgriscia, la vecchia serva di don Ravanà.
Dal mercato del pesce accorse quella mattina il terzo figliuolo, tutto trafelato:
— La Sgriscia, papà! la Sgriscia! la Sgriscia!
E Cosimino, via di volo
Sorprese la vecchia che stava a contrattare con un pescivendolo per una manciata di gamberi.
— Via di qua, subito! Demonio tentatore!
E volgendosi al pescivendolo:
— Non le date retta! Di codesta roba lei non ne compra! non deve comprarne!
La Sgriscia arrovesciò le mani sui franchi, appuntò le gomita davanti, in atto di sfida; ma Cosimino non le diede tempo di rimbeccare; uno spintone, e le fu sopra di nuovo, con le braccia levate, incalzando:
— Via! all’inferno, vi dico!
Il pescivendolo allora prese le parti della cliente che sbraitava: accorse gente da tutto il mercato a trattenere i due rissanti che già venivano alle mani. Cosimino urlava furibondo:
— No, no: gamberi no, non voglio che padre Ravanà ne mandi! non può, né deve mangiarne! E costei vada pure a dirglielo a nome mio; costei che lo tenta come il demonio e fa di tutto per rovinargli lo stomaco.
Per fortuna, si trovò a passare, in quella, dal mercato, proprio lui: don Ravanà.
— Eccolo! Venga! venga! — gridò Cosimino. scorgendolo. — Dica se lei ha ordinato alla serva di comprarle questi gamberi qua!
Il faccione di don Ravanà tremò, impallidendo, in un sorriso nervoso. Balbettò:
— No, io, veramente…
— Come no? — esclamò la Sgriscia, dandosi un pugno sul petto ossuto, stupita, trasecolata. — Me lo negherebbe in faccia ?
Don Ravanà le diede su la voce, arrabbiatissimo.
— Zitta voi, pettegola! Gamberi v’ho detto? v’ho detto pesce.
— Nossignore, gamberi, gamberi: m’ha detto gamberi!
— O gamberi o pesce, non è tutt’uno? — gridò allora Cosimino, tra la serva e il padrone, mentre tutta la gente rideva. — Lesso, brodo e latte; latte, brodo e lesso e niente altro! Così le ha prescritto il medico. Vuol capirlo? Non mi faccia parlare, santo Dio!
— Càlmati, sì, bravo: hai ragione, figliuolo, — s’affrettò a dirgli don Ravanà, tutto confuso, mortificato; e, volgendosi alla serva: — Andate pure a casa! Lesso, al solito!
Gli astanti accolsero quest’ordinazione con un nuovo e più alto scoppio di risa, e don Ravanà si fece largo tra la ressa sorridendo male, come una lumaca nel fuoco, e dicendo a questo e a quello:
— Bravo figliuolo, Cosimino… Eh, bisogna compatire questo caro Cosimino… Lo fa per il mio bene… Sì sì… Largo, figliuoli, largo… Tanta bella grazia di Dio, qua; e io… io, lesso, brodo e latte, purtroppo! È la prescrizione del medico… Sì Non debbo mangiar altro… Cosimino ha ragione.

II
— Pss, guarda… — disse piano, davanti all’altare, don Ravanà, con gli occhi bassi, al sagrestano che gli mesceva acqua e vino nel calice. — C’è in chiesa il dottor Nicastro… qua davanti, presso la balaustra… Sta’ fermo! non ti voltare, asino… a destra. Quando puoi, fagli cenno che rimanga dopo messa e che entri in sagrestia.
Cosimino s’accigliò, impallidì, strinse i denti per frenare un impeto d’ira.
– Jer sera lei… Dica la verità!
— Ti vuoi star zitto, malcreato? Davanti al Santissimo Sacramento! — lo rimproverò don Ravanà non tanto piano, voltandosi a guardarlo severamente.
Dalla prima pancata s’intese il rimprovero del sacerdote al sagrestano, e un sussurrio si propagò per un momento nella chiesa, di protesta contro il povero Cosimino che diventò di bragia, tremando tutto dalla rabbia e dalla vergogna. Non sapeva più dove posare le ampolline della bile e dell’aceto.
Finita la messa, seguì don Ravanà in sagrestia, aggrondato ingrugnato. Poco dopo entrò il dottor Liborio Nicastro, piccino piccino, vecchissimo, tutto rattrappito dall’età. La falda della tuba gli posava quasi su la gobba. Vestiva all’antica e portava la barba a collana.
— Che abbiamo, padre Ravanà? — domandò, parlando col naso e socchiudendo al solito gli occhietti calvi. — Avete una faccia, che Dio vi benedica.
— Sì?

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