Footer menù

IL GATTO, UN CARDELLINO E LA VOLPE di Luigi Pirandello | Testo

Ogni qual volta questi propositi violenti gli s’accendevano nel sangue, s’alzava il vecchio nonno, spesso col cardellino su la spalla, e andava a guatare con occhi truci dai vetri della finestra le finestre delle case dirimpetto.
Che fossero case, quelle lì dirimpetto; che quelle fossero finestre, coi vetri intelajati, le ringhierine, i vasi di fiori e tutto; che quelli su fossero tetti con fumajuoli, tegole, grondaje, non poteva mica dubitare il vecchio nonno che sapeva anche a chi appartenevano, e chi vi stava, e come ci si viveva. Il guajo è che non gli s’affacciava per nulla alla mente la domanda, che cosa fossero invece per il cardellino che gli stava accoccolato su la spalla, quella sua casa e quelle altre case dirimpetto; e anche là per quel magnifico gattone bianco soriano che se ne stava tutto aggruppato sul davanzale di quella finestra dirimpetto, con gli occhi chiusi a crogiolarsi al sole. Finestre? vetri? tetti? tegole? casa mia? casa tua? Per quel gattone bianco lì che dormiva al sole, casa mia? casa tua? Ma se poteva entrarci, tutte erano sue! Case? Che case! Posti dove si poteva rubare; posti dove si poteva dormire più o meno comodamente; o fingere anche di dormire.
Credevano davvero quei due vecchi nonni che tenendo sempre chiuse le finestre e chiusa la porta di casa, un gatto, volendo, non potesse trovare un’altra via per entrare a mangiarsi quel cardellino lì?
E non era poi troppo pretendere che il gatto sapesse che quel cardellino lì era tutta la vita di quei due vecchi nonni perché era stato della nipotina morta che lo aveva così bene ammaestrato a svolar per casa fuori della gabbia? e che sapesse che il vecchio nonno, una volta che lo aveva sorpreso dietro una delle finestre a spiare tutto intento attraverso i vetri chiusi il volo spensierato di quel cardellino per la stanza, era andato furente ad ammonir la padrona che guai, guai se un’altra volta lo avesse sorpreso lì? Lì? quando? come? La padrona… i nonni… la finestra… il cardellino?
E così, un giorno, se lo mangiò – ma sì, quel cardellino che per lui poteva anche essere un altro – se lo mangiò entrando in casa dei due vecchi, chi sa come, chi sa donde. La nonna – era quasi sera – intese appena, di là, come un piccolo squittio, un lamento; il nonno accorse, intravide una cosa bianca che s’avventava scappando per la cucina e, per terra, sparse, alcune piccole piume del petto, le più tenere, che, mossa l’aria al suo entrare, si scossero lievi, lì sul pavimento. Che grido! E trattenuto invano dalla sua vecchia, s’armò, corse come un pazzo in casa della vicina. No, non la vicina, il gatto, il gatto voleva uccidere il vecchio, là, sotto gli occhi di lei; e sparò nella saletta da pranzo, come lo vide lì quieto a seder sulla credenza, sparò una, due tre volte, fracassando le stoviglie, finché non accorse, armato anche lui, il figlio della vicina, che sparò sul vecchio.
Una tragedia. Fra grida e pianti il nonno fu trasportato moribondo, ferito al petto, alla sua casa, alla sua vecchia.
Il figlio della vicina era fuggito per le campagne. La rovina in due case; lo scompiglio in tutto il paesello per tutta una notte.
E il gatto mica se lo ricordava, un momento dopo, che s’era mangiato il cardellino, un qualunque cardellino; e mica aveva capito che il vecchio aveva sparato contro di lui. Aveva fatto un bel balzo, al botto, era scappato via e ora – eccolo là – se ne stava tranquillo, così tutto bianco sul tetto nero a guardare le stelle che dalla cupa profondità della notte interlunare – si può essere certissimi – non vedevano affatto i poveri tetti di quel paesello tra i monti, ma così vivamente vi sfavillavano sopra che si poteva quasi giurare non vedessero altro, quella notte.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web