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IL GATTO, UN CARDELLINO E LA VOLPE di Luigi Pirandello | Testo

Ah con qual tremore lo aveva preso, il vecchio, nella sua grossa mano e mostrato alla sua vecchia, singhiozzando! Che baci su quel capino, su quel beccuccio! Ma non voleva esser preso, lui, imprigionato in quella mano; armeggiava con le zampine, con la testina; pinzava in risposta ai baci dei due vecchi.
La vecchia nonna era certa certissima che con quei gorgheggi il cardellino chiamava ancora la sua padroncina, e che svolando di qua, di là per le stanze, la cercava, la cercava senza requie, non sapendo darsi pace di non trovarla più; e che eran tutti discorsi per lei, quei lunghi gorgheggi lì; domande, proprio domande che meglio di così, con le parole, non si sarebbero potute fare; domande ripetute tre, quattro volte di seguito, che attendevano una risposta e dimostravan la stizza di non riceverla.
Ma come, se poi era anche certo, certissimo che il cardellino sapeva della morte? Se sapeva, chi chiamava? da chi attendeva risposta a quelle domande che meglio di così, con le parole, non si sarebbero potute fare?
Oh Dio mio, cardellino era infine! Ora la chiamava, ora la piangeva. Si poteva forse mettere in dubbio che in quel momento lì, per esempio, così tutto rinchioccito sul regoletto della gabbia, col capino rientrato e il beccuccio in su e gli occhietti semichiusi pensasse a lei morta? Certi pigolii brevi, sommessi, lasciava andare di tratto in tratto in quei momenti, che eran la prova più evidente che pensava a lei e la piangeva e si lamentava. Erano uno strazio quei pigolii.
Il vecchio nonno non diceva di no alla sua vecchia. N’era così certo anche lui! Pur non di meno, saliva pian piano su la seggiola, come per bisbigliar davvicino qualche parolina di conforto a quella povera animuccia in pena, e intanto, quasi senza voler vedere lui stesso quello che faceva, riapriva lo sportellino a scatto della gabbia che s’era richiuso.
– Ecco che scappa! ecco che scappa, il birichino! – esclamava il vecchio, voltandosi sulla sedia a seguirlo con gli occhi ridenti, le due mani aperte davanti al volto come a pararlo.
E allora nonno e nonna litigavano. Litigavano perché tante e tante volte glielo aveva detto lei, che lo lasciasse stare quand’era così, che non andasse a frastornarlo dalla sua pena. Ecco, lo sentiva ora?
– Canta, – diceva il vecchio.
– Ma che canta! – rimbeccava lei con una scrollata di spalle. – Te ne sta dicendo di cotte e di crude! Arrabbiatissimo è!
E accorreva a calmarlo. Ma che calmare! Scattava via di qua, di là, proprio impermalito; e con ragione, perché gli doveva parere di non esser considerato in quei momenti lì.
E il bello era che il nonno, non solo si pigliava tutti quei rimbrotti senza dire alla nonna che lo sportellino a scatto della gabbiola era chiuso e che forse il cardellino pigolava così lamentosamente per questo, ma piangeva sentendo parlare a quel modo la sua vecchia correndo appresso al cardellino, piangeva e riconosceva tra sé, crollando il capo tra le lagrime:
– Poverino, ha ragione… poverino, ha ragione… non si sente considerato!
Lo sapeva bene infatti, il nonno, che cosa volesse dire non sentirsi considerati. Tutti e due, poveri vecchi, non eran considerati da nessuno ed erano messi alla berlina, perché non vivevano più d’altro ormai che di quel cardellino, e perché si condannavano a star perpetuamente con tutte le finestre chiuse; e lui anche, il vecchio nonno, a non metter più il naso fuori della porta, perché era vecchio sì e piangeva lì in casa come un bambino, ma oh! mosche sul naso non se n’era fatte posar mai, e se qualcuno, per via, avesse avuto la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui, la vita (ma che prezzo ormai aveva più la vita per lui?) come niente, come niente se la sarebbe giocata. Sissignori, per quel cardellino lì, se qualcuno avesse avuto la cattiva ispirazione di dirgli qualche cosa. Tre volte, in gioventù, era stato proprio a un pelo… là, o la vita o la libertà! Ah, ci metteva poco lui a perder la vista degli occhi!

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