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I TRE PENSIERI DELLA SBIOBBINA di Luigi Pirandello | Testo

– Che giovine?
– Sta lì, dirimpetto. Non te ne sei accorta?
– Io, no. Chi è?
Clementina glielo descrive minutamente e Lauretta allora le dichiara di non saperne nulla, di non averlo mai incontrato, mai veduto, né da vicino né da lontano.
Il giorno appresso, da capo. Egli è là, nello stesso atteggiamento, coi gomiti sul davanzale e il bel capo biondo tra le mani; e la guarda, la guarda come il giorno avanti, con quella strana intensità nello sguardo.
Clementina non può sospettare che quel giovine, il quale appare tanto, tanto triste, si voglia pigliare il gusto di beffarsi di lei. A che scopo? Ella è una povera disgraziata, che non potrebbe mai e poi mai prender sul serio la beffa crudele, abboccare all’amo, lasciarsi lusingare… E dunque? Oh, ecco: egli ripete il cenno di ieri, la saluta con la mano, china il capo più volte, come per dire: – «A te, sì, a te ’> – e si nasconde il volto con le mani, dolorosamente.
Clementina non può più rimanere lì, presso la finestra; scende dalla sedia, tutta in sussulto, e come una bestiolina insidiata va a spiare dalla finestra della camera accanto, dietro le tendine abbassate. Egli si è tratto dal davanzale; non guarda più fuori; sta ora in un atteggiamento sospeso e accorato; ed ecco, si volta di tratto in tratto a guardare verso la finestra di lei, per vedere se ella vi sia ritornata. La aspetta!
Che deve supporre Clementina? Le viene in mente quest’altro pensiero:
– Non vedrà bene come sono fatta.
E, per esser lasciata in pace, povera sbiobbina, immagina d’un tratto questo espediente: accosta il tavolino alla finestra, prende uno strofinaccio e poi, con l’aiuto d’una seggiola, monta a gran fatica sul tavolino, là, in piedi, come per pulire con quello strofinaccio i vetri della finestra. Così egli la vedrà bene!
Ma per poco Clementina non precipita giù in istrada, nell’accorgersi che quel giovine, vedendola lì, s’è levato in piedi e gesticola furiosamente, spaventato, e le accenna di smontare, giù di lì, giù di lì, per carità: incrocia le mani sul petto, si prende il capo tra le mani e grida, ora, grida!
Clementina scende dal tavolino quanto più presto può, sgomenta, anzi atterrita; lo guarda, tutta tremante, con gli occhi sbarrati; egli le tende le braccia, le invia baci; e allora:
«È matto… – pensa Clementina, stringendosi, storcendosi le mani. – Oh Dio, è matto! è matto!»
Difatti, la sera, Lauretta glielo conferma.
Messa in curiosità dalle domande di Clementina, ella ha domandato notizie di quel giovine, e le hanno detto ch’egli è impazzito da circa un anno per la morte della fidanzata che abitava lì, dove abitano loro, Lauretta e Clementina. A quella fidanzata, prima che morisse, avevan dovuto amputare una gamba e poi l’altra, per un sarcoma che s’era rinnovato.
Ah, ecco perché! Clementina, ascoltando questo racconto della sorella, sente riempirsi gli occhi di lagrime. Per quel giovine o per sé? Sorride poi pallidamente e dice con tremula voce a Lauretta:
Me l’ero figurato, sai? Guardava me…

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