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I TRE PENSIERI DELLA SBIOBBINA di Luigi Pirandello | Testo

In questo quartiere non è ancora conosciuta. Clementina ha cambiato casa da poche settimane. Dove stava prima, era conosciuta da tutti; e nessuno più la molestava. Sarà così, tra breve, anche qua. Ci vuole pazienza! Lei è molto contenta della nuova casa, che sorge in una Piazzetta quieta e pulita. Lavora da mane a sera, con gentilezza e maestria, di scatolette e sacchettini per nozze e per nascite. La sorella (ha una sorella, Clementina, che si chiama Lauretta, minore di cinque anni: ma… diritta lei, eh altro! e svelta e tanto bella, bionda, florida) lavora da modista in una bottega: va ogni mattina, alle otto; rincasa la sera, alle sette. Fra loro, le due sorelle si son fatte da mamma a vicenda; Clementina, prima, a Lauretta; ora Lauretta, invece, a Clementina, quantunque minore d’età. Ma se questa, per la disgrazia, è rimasta come una ragazzina di dieci anni!… Lauretta ha acquistato invece tanta esperienza della vita! Se non ci fosse lei…
Spesso Clementina sta ad ascoltarla a bocca aperta.
Gesù, Gesù… che cose I
E capisce, ora, che con que’ due poveri piedi sbiechi non potrà mai entrare nel mondo misterioso che Lauretta le lascia intravedere. Non ne prova invidia, però: sì un timor vago e come un intenerimento angoscioso, di pietà per sé. Lauretta, un giorno o l’altro, si lancerà in quel mondo fatto per lei; e come resterà, allora, la povera Clementina? Ma Lauretta l’ha rassicurata, le ha giurato che non l’abbandonerà mai, anche se le avverrà di prender marito.
E Clementina ora pensa a questo futuro marito di Lauretta. Chi sarà? Come si conosceranno? Per via, forse. Egli la guarderà, la seguirà; poi, qualche sera la fermerà. E che si diranno? Ah come dov’esser buffo, fare all’amore.
Con gli occhi invagati, seduta innanzi al tavolino presso la finestra, Clementina, così fantasticando, non sa risolversi a metter mano al lavoro apparecchiato sul piano del tavolino. Guarda fuori… Che guarda?
C’è un giovine, un bel giovine biondo, coi capelli lunghi e la barbetta alla nazarena, seduto a una finestra della casa dirimpetto, coi gomiti appoggiati sul davanzale e la testa tra le mani.
Possibile? Gli occhi di quel giovine sono fissi su lei, con una intensità strana. Pallido… Dio, com’è pallido! dov’esser malato. Clementina lo vede adesso per la prima volta, a quella finestra. Ed ecco, egli séguita a guardare… Clementina si turba; poi sospira e si rinfranca. Il primo pensiero che le viene in mente è questo:
– Non guarda une!
Se Lauretta fosse in casa, lei penserebbe che quel giovine… Ma Lauretta non è mai in casa, di giorno. Forse alla finestra del quartierino accanto sarà affacciata qualche bella ragazza, con cui quel giovine fa all’amore. Ma si direbbe proprio ch’egli guarda qua, ch’egli guarda lei. Con quegli occhi? Via, impossibile! Oh, che! Ha fatto un cenno, quel giovine, con la mano: come un saluto! A lei? No, no! Ci sarà senza dubbio qualcuna affacciata.
E Clementina si fa alla finestra, monta su lo sgabelletto che sta lì apposta per lei, e – senza parere –– guarda alla finestra accanto e poi all’altra appresso… guarda giù, alla finestra del piano di sotto, poi a quella del piano di sopra…
Non c’è nessuno!
Timidamente, volge di sfuggita uno sguardo al giovine, ed ecco… un altro cenno di saluto, a lei, proprio a lei… ah, questa volta non c’è più dubbio!
Clementina scappa dalla finestra, scappa dalla stanza col cuore in tumulto. Che sciocca! Ma è uno sbaglio certamente… Quel giovine là dov’esser miope. Chi sa per chi l’avrà scambiata… Forse per Lauretta? Ma sì! Forse avrà seguito Lauretta per via; avrà saputo che lei abita qua, dirimpetto a lui… Ma, altro che miope, allora! Dev’esser cieco addirittura… Eppure, non porta occhiali. Sì, Clementina non è brutta, di faccia: somiglia veramente un po’ alla sorella, ma il corpo! Forse, chi sa! vedendola seduta, lì davanti al tavolino, col cuscino sotto egli avrà potuto avere, così da lontano, l’illusione di veder Lauretta al lavoro.
Quella sera stessa ne domanda alla sorella. Ma questa casca dalle nuvole.

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