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E DUE di Luigi Pirandello | Testo

Tendeva di tanto in tanto l’orecchio per sentire che cosa egli facesse di là, se si fosse coricato, se già dormisse; e intanto ripuliva gli occhiali, che a ogni sospiro le s’appannavano. Lei, prima d’andare a letto, voleva finire quel lavoro. La pensioncina che il marito le aveva lasciato, non bastava più, ora che Diego aveva perduto l’impiego. E poi accarezzava un sogno, che pur sarebbe stato la sua morte: metter tanto da parte, lavorando e risparmiando, da mandare il figlio lontano, in America. Perché qua, lo capiva, il suo Diego, ora, non avrebbe trovato più da collocarsi, e nel triste ozio, che da sette mesi lo divorava, si sarebbe perduto per sempre.
In America… là – oh, il suo figliuolo era tanto bravo! sapeva tante cose! scriveva, prima, anche nei giornali… – in America, là, – lei magari ne sarebbe morta – ma il suo figliuolo avrebbe ripreso la vita, avrebbe dimenticato, cancellato il suo fallo di gioventù, di cui erano stati cagione i cattivi compagni: quel Russo, o Polacco che fosse, pazzo, crapulone, capitato a Roma per la sciagura di tante oneste famiglie. Giovinastri, si sa! Invitati a casa da questo forestiere, riccone e scostumato, avevano fatto pazzie: vino, donnacce… s’ubriacavano… Ubriaco, quello voleva giocare a carte, e perdeva… Se l’era procacciata da sé, con le sue mani, la rovina: che c’entrava poi l’accusa a tradimento dei suoi compagni di crapula, quel processo scandaloso, che aveva sollevato tanto rumore e infamato tanti giovanotti, scapati, sì, ma di famiglie onorate e per bene?
Le parve di sentire un singhiozzo di là e chiamò:
– Diego!
Silenzio. Rimase un pezzo con l’orecchio teso e gli occhi intenti.
Sì: era sveglio ancora. Che faceva?
Si alzò, e, in punta di piedi, s’accostò all’uscio, a origliare; poi si chinò per guardare attraverso il buco della serratura: – Leggeva… Ah, ecco! quei maledetti giornali ancora! il resoconto del processo… – Come mai, come mai s’era dimenticata di distruggerli, quei giornali, comperati nei tremendi giorni del processo? – E perché, quella notte, a quell’ora, appena rincasato, li aveva ripresi e tornava a leggerli?
– Diego! – chiamò di nuovo, piano; e schiuse timidamente l’uscio.
Egli si voltò di scatto, come per paura.
– Che vuoi? Ancora in piedi?
– E tu?… – fece la madre. – Vedi, mi fai rimpiangere ancora la mia stolidaggine…
– No. Mi diverto, – rispose egli, stirando le braccia.
Si alzò; si mise a passeggiare per la stanza.
– Stracciali, buttali via, te ne prego! – supplicò la madre a mani giunte. – Perché vuoi straziarti ancora? Non ci pensare più!
Egli si fermò in mezzo alla stanza; sorrise e disse:
– Brava. Come se, non pensandoci più io, per questo poi non dovessero più pensarci gli altri. Dovremmo metterci a fare i distratti, tutti quanti… per lasciarmi vivere. Distratto io, distratti gli altri… – Che è stato? Niente. Sono stato tre anni «in villeggiatura». Parliamo d’altro… – Ma non vedi, non vedi come mi guardi anche tu?
– Io? – esclamò la madre. – come ti guardo?
– Come mi guardano tutti gli altri!
– No, Diego! ti giuro! Guardavo… ti guardavo, perché… dovresti passare dal sarto, ecco…
Diego Bronner si guardò addosso il vestito, e tornò a sorridere.
– Già, è vecchio. Per questo tutti mi guardano… Eppure, me lo spazzolo bene, prima d’uscire; mi aggiusto… Non so, mi sembra che potrei passare per un signore qualunque, per uno che possa ancora indifferentemente partecipare alla vita… Il guajo è là, è là… – aggiunse, accennando i giornali su la scrivania. – Abbiamo offerto un tale spettacolo, che, via, sarebbe troppa modestia presumere che la gente se ne sia potuta dimenticare… Spettacolo d’anime ignude, gracili e sudicette, vergognose di mostrarsi in pubblico, come i tisici alla leva. E cercavamo tutti di coprirci le vergogne con un lembo della toga dell’avvocato difensore. E che risate il pubblico! Vuoi che la gente, per esempio, si dimentichi che il Russo, noi, quel cagliostro, lo chiamavamo Luculloff e che lo paravamo da antico romano, con gli occhiali d’oro a stanghetta sul naso rincagnato? Quando lo han veduto là con quel faccione rosso brozzoloso, e han saputo come noi lo trattavamo, che gli strappavamo i coturni dai piedi e lo picchiavamo sodo sul cranio pelato, e che lui, sotto a quei picchi sodi, rideva, sghignava, beato…

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