Footer menù

ACQUA AMARA di Luigi Pirandello | Testo

Non lo sa nemmeno lui. Canta. E tutte le stelle tremano nel cielo. Lei le guarda. Bella professione anche quella delle stelle! Che stanno a farci lassú! Niente. Guardano anche loro nel vuoto e par che n’abbiano un brivido continuo. E sapesse quanto mi piace il gufo che, in mezzo a tanta dolcezza, si mette a singhiozzare da lontano, angosciato. Ci piange lui, dalla dolcezza.
Basta. Guardavo commosso, come le ho detto, quello spettacolo, ma già sentivo un po’ di fresco (eran passate le undici) e stavo per ritirarmi: quando udii picchiar forte e a lungo all’uscio di strada. Chi poteva essere a quell’ora?
Il dottor Loero.
In uno stato, signor mio, da far compassione finanche alle pietre.
Ubriaco fradicio.
Erano venuti da Firenze, da Perugia e da Roma cinque o sei medici, per la cura dell’acqua, ed egli, col farmacista, aveva pensato bene di dare una cena ai colleghi, nell’Ospedaletto della Croce Verde, dietro la Collegiata, lì vicino a Rori.
Allegra, come lei può immaginare, una cenetta all’ospedale! E altro che cura d’acqua! s’erano ubriacati tutti come tanti… non diciamo majali, perché i majali, poveracci, non hanno veramente quest’abitudine.
Che idea gli era balenata, nel vino, di venire a inquietar me, ch’ero quella sera, come le ho detto, tutto chiaro di luna?
Barcollava, e dovetti sorreggerlo fino al poggiolo. Lì m’abbracciò stretto stretto e mi disse che mi voleva bene, un bene da fratello, e che tutta la sera aveva parlato di me coi colleghi, del mio fegato e del mio stomaco rovinati, che gli stavano a cuore, tanto a cuore che, passando innanzi alla mia porta, non aveva voluto trascurare di farmi una visitina, temendo che il giorno appresso non sarebbe potuto andare alle Terme, perché – non si sarebbe detto, veh! ma aveva proprio bevuto un pochino. Io a ringraziarlo, si figuri, e a esortarlo ad andarsene a casa, ché era già tardi… Niente! Volle una seggiola per mettersi a sedere sul poggiolo e cominciò a parlarmi di mia moglie, che gli piaceva tanto, e voleva che andassi a destarla, perché con lui ci stava, la signora Carlottina, oh se ci stava! e come! e come! Bella puledra ombrosa, che sparava calci per amore, per farsi carezzare… E via di questo passo, sghignazzando e tentando con gli occhi, che gli si chiudevano soli, certi furbeschi ammiccamenti.
Mi dica lei che potevo fargli, in quello stato. Schiaffeggiare un ubriaco che non si reggeva in piedi? Mia moglie, che s’era svegliata, me lo gridò rabbiosamente tre o quattro volte dal letto. Anche a me la volontà di schiaffeggiarlo era scesa alle mani: ma chi sa che impressione avrebbe fatto uno schiaffo a quel povero giovine che, nella beata incoscienza del vino, aveva perduto ogni nozione sociale e civile e gridava in faccia la verità allegramente. Lo afferrai e lo tirai sú dalla seggiola: una certa scrollatina non potei far a meno di dargliela, ma fu lì lì per cascare e dovetti aver cura del suo stato fino alla porta; là… sì, gli diedi un piccolo spintone e lo mandai a ruzzolare per la strada.
Quando entrai in camera da letto, trovai mia moglie con un diavolo per capello: frenetica addirittura. S’era levata da letto. Mi assaltò con ingiurie sanguinose; mi disse che se fossi stato un altro uomo, avrei dovuto pestarmi sotto i piedi quel mascalzone e poi buttarlo dal poggiolo; che ero un uomo di cartapesta, senza sangue nelle vene, senza rossore in faccia, incapace di difendere la rispettabilità della moglie, e capacissimo invece di far tanto di cappello al primo venuto che…

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web