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ACQUA AMARA di Luigi Pirandello | Testo

Ma qualunque cosa egli facesse, creda pure, non andrebbe mai bene per lei, perché l’amore, quel tale amore di cui ella ha bisogno, il marito, solamente perché marito, non può piú darglielo. Piú che amore è una cert’aura di ammirazione di cui ella vuol sentirsi avviluppata. Ora vada lei ad ammirarla per casa coi diavoletti in capo, senza busto, in ciabatte e oggi, poniamo, col mal di pancia, e domani col mal di denti. Quella cert’aura può spirar fuori, dagli occhi degli uomini che non sanno, e dei quali essa, senza parere, con arte sopraffina, ha voluto e saputo attirare e fermare gli sguardi per inebriarsene deliziosamente. Se è una moglie onesta, questo le basta. Le parlo adesso delle mogli oneste, io, intendiamoci, anzi delle intemerate addirittura. Delle altre non c’è piú sugo a parlarne.
Mi consenta un’altra piccola riflessione. Noi uomini abbiamo, preso il vezzo di dire che la donna è un essere incomprensibile Signor mio, la donna, invece, è tal quale come noi, ma non può né mostrarlo, né dirlo, perché sa, prima di tutto, che la società non g1ielo consente, recando a colpa di lei quel che invece reputa naturale per l’uomo: e poi perché sa che non farebbe piacere agli uomini, se lo mostrasse e lo dicesse. Ecco spiegato l’enimma. Chi ha avuto come me la disgrazia d’intoppare in una moglie senza peli sulla lingua, lo sa bene.
E diamo ancora una bevutina. Coraggio!
Non era così dapprima, Carlotta. Diventò così subito dopo il matrimonio, appena cioè si senti a posto e s’accorse ch’io cominciai naturalmente a vedere in lei non soltanto il piacere, ma anche quella bruttissima cosa che è il dovere.
Io dovevo rispettarla, adesso, no? Era mia moglie! Ebbene, forse lei non voleva essere rispettata. Chi sa perché, il vedermi diventare di punto in bianco un marito esemplare, le diede terribilmente ai nervi.
Cominciò per noi una vita d’inferno. Lei, sempre ingrugnata, spinosa, irrequieta; io, paziente, un po’ per paura, un po’ per la coscienza d’aver commesso la piú grossa delle bestialità e di doverne piangere le conseguenze. Le andavo appresso come un cagnolino. E facevo peggio! Per quanto mi ci scapassi, non riuscivo però a indovinare, che diamine volesse mia moglie. Ma avrei sfidato chiunque a indovinarlo! Sa che volava? Voleva esser nata uomo, mia moglie. E se la pigliava con me perché era nata femmina. «Uomo, – diceva, – e magari cieco d’un occhio!»
Un giorno le domandai:
– Ma sentiamo un po’, che avresti fatto, se fossi nata uomo?
Mi rispose, sbarrando tanto d’occhi:
– Il mascalzone!
– Brava!
– E moglie, niente, sai! Non l’avrei presa.
– Grazie cara.
– Oh, puoi esserne piú che sicuro!
– E ti saresti spassato? Dunque tu credi che con le donne ci si possa spassare?
Mia moglie mi guardò nel fondo degli occhi.
– Lo domandi a me? – mi disse. – Tu forse non lo sai? Io non avrei preso moglie anche per non far prigioniera una povera donna.
– Ah, – esclamai. – Prigioniera ti senti?
E lei:
– Mi sento? E che sono? che sono stata sempre, da che vivo? Io non conosco che te. Quando mai ho goduto io?
– Avresti voluto conoscer altri?
– Ma certo! ma precisamente come te, che ne hai conosciute tante prima e chi sa quante dopo!

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