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SOPRA E SOTTO di Luigi Pirandello | Testo

Il professor Sabato fece di sì pù volte col testone raso. Aveva una mano abbandonata, come morta, su la Banchetta, e con l’altra, sotto la camicia, s’acciuffava sul petto i peli da orso.
Il Lamella riprese con furia:
– E vi sembra serio, questo, egregio professore? Ma scusate! Se l’uomo può intendere e concepire così la infinita sua piccolezza, che vuoi dire? Vuoi dire ch’egli intende e concepisce l’infinita grandezza dell’universo! E come si può dir piccolo, dunque, l’uomo?
– Piccolo… piccolo – diceva, come da una lontananza infinita, il professor Sabato.
E il Lamella, sempre più infuriato:
– Voi scherzate! Piccolo’ Ma dentro di me dov’esserci per forza, capite? qualcosa di quest’infinito, se no io non lo intenderei, come non lo intende… che so? questa mia scarpa, putacaso, o il mio cappello. Qualcosa che, se io affiso… così… gli occhi alle stelle, ecco, s’apre, egregio professore, s’apre e diventa, come niente, plaga di spazio, in cui roteano mondi, dico mondi, di cui sento e comprendo la formidabile grandezza. Ma questa grandezza di chi è? E mia, caro professore! Perché è sentimento mio!
E come potete dunque dire che l’uomo è piccolo, se ha in sè tanta grandezza?
Un improvviso, curioso strido – ari – ferì il silenzio succeduto vastissimo all’ultima domanda del Lamella. Questi si voltò di scatto:
– Come? che dite?
Ma vide il professor Sabato immobile, come morto, con la fronte appoggiata allo spigolo del tavolinetto.
Era stato forse lo strido d’un pipistrello.
In quella positura, più volte, il professor Carmelo Sabato, ascoltando le parole del Lamella, aveva gemuto:
– Tu mi rovini… tu mi rovini…
Ma a un tratto, balenandogli un’idea, levò il capo irosamente e gridò all’antico alunno:
– Ah, tu così ragioni? Questo, prima di tutto, l’ha detto Pascal. Ma va’ avanti! va’ avanti, perdio! Dimmi ora che significa. Significa che la grandezza dell’uomo, se mai, è solo a patto di sentire la sua infinita piccolezza! significa che l’uomo è solo grande quando al cospetto dell’infinito si sente e si vede piccolissimo; e che non è mai così piccolo, come quando si sente grande! Questo significa! E che conforto, che consolazione ti può venir da questo? che l’uomo è dannato qua a questa atroce disperazione: di vedere grandi le cose piccole – tutte le cose nostre, qua, della terra – e piccole le grandi là, le stelle?
Diede di piglio al fiasco, furiosamente, e ingollò due bicchieri di vino, uno sopra l’altro, come se li fosse meritati e ne avesse acquistato un incontrastabile diritto, dopo quanto aveva detto.
– E che c’entra? e che c’entra? – gridava intanto il Lamella, tirate le gambe fuori dall’amaca, e agitandole insieme con le braccia, come se volesse lanciarsi sul professore. – Conforto? consolazione? Voi cercate questo, lo so! Voi avete bisogno di vedervi, di sapervi piccolo…
– Piccolo, sì… piccolo, piccolo…
– Piccolo, tra cose piccole e meschine…
– Sì… così…
– Su un corpuscolo infinitesimale dello spazio, è vero?
– Sì, sì… infinitesimale…
– Ma perché? Per seguitare ad abbrutirvi, a incarognirvi!
Il professor Sabato non rispose: aveva in bocca di nuovo il bicchiere, che già gli ballava in mano: accennò di sì col testone, seguitando a bere.

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