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PIANTO SEGRETO di Luigi Pirandello | Testo

Auff! sul serio, a quell’ora, una spiegazione? E perché? Quando avrebbe dovuto parlare, egli se n’era stato zitto; e ora, ora che ella si annoiava soltanto, mortalmente pretendeva da lei una spiegazione? Eh via! Troppo tardi; troppo tardi… Se egli stesso del resto, col suo contegno, fra le inevitabili relazioni della nuova vita in cui la aveva messa, di fronte alle tentazioni, a cui questa vita la esponeva, a gli esempii che di continuo essa le metteva sotto gli occhi, aveva contribuito a farle stimar troppo ingenuo, puerile e tale da attirar l’altrui derisione il bel sogno da lei accarezzato tre anni addietro, sposando? Oh, sì, con la massima sincerità, ella aveva allora sognato di rallegrar col riso della sua giovinezza gli ultimi anni della vita eroica di Francesco d’Adria, vecchio amico e fratello d’armi di suo padre. Ebbene, egli non la aveva ritenuto [sic] capace di serbarsi fedele a questo sogno. Invano aveva atteso da lui un richiamo. E allora, quasi per dispetto, era trascesa, era caduta, oh giú, giú, orribilmente. Ma, alla fin fine, tante sue amiche e compagne riverite, riveritissime, rispettabili, rispettabilissime. E se egli stesso, anche or ora, non ci trovava nulla da ridire, perché avrebbe dovuto ella farsene un rimorso? Non si era davvero divertita, né si divertiva: tutt’altro! Che voleva dunque da lei?
– Ma… – pensò, a questo punto, donna Giannetta, – e l’altra sciagura?
S’infoscò in volto. Innanzi a gli occhi le sorse l’immagine di colui che, o per timore di perderla o con la speranza di legarla a sè maggiormente (imbecille!), o fors’anche per vendetta, non aveva saputo impedire ch’ella divenisse madre. Si, non c’era dubbio: l’altra sciagura, a cui il vecchio alludeva, era la hglia, quella bambina…
– « Due sciagrure ti son capitate… Una, l’hai proprio voluta… »
L’altra, dunque, no. E aveva ragione: quest’altra sciagura, ella non la aveva proprio voluta. Ma se egli sapeva tutto, e sapeva che ella non poteva sentire alcun affetto per quella creatura che le ricordava l’amante odiato, l’uomo che a tradimento aveva voluto renderla madre, perché, poc’anzi, s’era fatto trovar da lei presso quella bambina piangente, con un campanello in mano? Perché tanta ostentazione di tenerezza per quella creatura? Perché aveva voluto accomunarla a lui, come per mettersi insieme con essa di fronte a lei, dicendo che entrambi – lui e la bambina – rappresentavano per lei due sciagure? Che voleva concludere?
Donna Giannetta si pentì d’aver finto di dormire. Rimase ancora un pezzo a pensare, a riflettere, poi uscì dalla camera in punta di piedi e, al buio, rattenendo il fiato, cauta, tentoni, si recò fino all’uscio della camera del marito. Origliò, poi si chinò a guardare attraverso il buco della serratura.
Francesco D’Adria, seduto lì nella sua camera, come dianzi nella camera di lei coi gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani, – piangeva!
Donna Giannetta si sentì quasi fender la schiena da un brivido lungo, e si ritrasse sconvolta, in preda a uno stupore ch’era anche sgomento. ! Egli piangeva!
Restò lì, tremante, con l’anima in tumulto, senza riuscire a formare un pensiero. Poi, improvvisamente, temendo ch’egli aprisse l’uscio e la scoprisse lì in agguato, si mosse per rientrare nella sua camera. Ma, passando, come una ladra, innanzi all’uscio della camera ove dormiva la bambina, s’arrestò.
Anche la bambina, qua, piangeva! Tutt’e due…

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