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PIANTO SEGRETO di Luigi Pirandello | Testo

– Ah si? Poverina… – fece ella, con ostentata indifferenza, e si accostò alla governante. Ma il D’Adria le fe’ cenno di tacere. La bambina s’era finalmente quietata.
Donna Giannetta si recò nella sua camera seguita dalla cameriera. Ivi a poco, mentre si disponeva ad andare a letto, vide entrare il marito, cupo, grave.
– Ho da parlarti, – disse egli, senza guardarla, andando a sedere su la greppina.
– Discorso lungo? Non potresti domani? Temo d’essere troppo stanca e d’aver sonno. Mi sono orribilmente annojata. Se perdo il filo?
– Non lo perderai, – diss’egli, accigliato, lisciandosi la barba con la mano tremolante. – Del resto, se vuoi, il mio discorso potrà anche esser breve: tu però non ti offenderai, perché, se dev’esser breve, sarà pure molto chiaro. Mi lascerai dire; poi farai quel che ti dirò io, e basterà cosi. Dunque senti.
– Sento… – sospirò donna Giannetta, abbandonandosi su una poltrona.
Francesco D’Adria si levò da sedere, venne a piantarsi di fronte alla moglie e agitò più volte due dita.
– Due sciagure ti son capitate, – cominciò.
Donna Giannetta si scosse.
– Due? A me?
– Una, l’hai proprio voluta, seguitò egli. – E sono io.
– Ah! E perché sciagura? – esclamò ella, ridendo e intrecciando le mani sul capo.
Le larghe maniche dell’accappatoio scivolarono e scoprirono le braccia bellissime.
– Finora, no, – riprese egli. – Non te ne sei accorta bene, perché al fastidio che ho potuto recarti di quando in quando, hai trovato un compenso larghissimo nella mia… dirò così: filosofia.
– L’altra sciagura? – domandò ella, con aria distratta.
Francesco D’Adria tornò a sedere. Veniva adesso il difficile del discorso, ed egli voleva esprimersi quanto meno crudamente gli fosse possibile. Poggiò i gomiti su i ginocchi, si prese la testa tra le mani, per concentrarsi meglio, e parlò, guardando verso terra:
– Lasciami dire. Ho dovuto… ho dovuto scontare Onora la… la imperdonabile illusione che mi ero fatta, sposandoti. Tu, in ciò, non hai colpa alcuna. Era naturale che, tra i diritti della tua gioventú e i tuoi doveri di moglie, tu seguissi piuttosto quelli che questi. Avrei potuto farti osservare che tu stessa, accettando spontaneamente, anzi con… con entusiasmo, un giorno, questi doveri verso un vecchio, avevi implicitamente, è vero? rinunziato a quei diritti; ma neanche di ciò ti fo colpa, perché forse anche tu, allora, ti facesti l’illusione che…
A questo punto Francesco D’Adria sollevò il capo e s’interruppe, stupito. Donna Giannetta dormiva, con una mano ancora sul capo e un braccio scoperto, proteso verso di lui, come per implorar misericordia.
– Gianna! – chiamò egli, ma non tanto forte, frenando la stizza e lo sdegno, come se al suo amor proprio dolesse che ella, destandosi a quel richiamo, dovesse riconoscere d’aver ceduto al sonno, mentr’egli le parlava di cosa tanto grave. Riabbassò il capo, e terminò a voce alta il discorso rimasto in sospeso:
– Ti facesti l’illusione che… sì, che avresti potuto facilmente adempiere ai tuoi doveri.
Donna Giannetta non si destò. E allora Francesco D’Adria sorse in piedi, fremente, fu lì lì per afferrarle quel braccio nudo proteso e scuoterglielo con estrema violenza, gridandole in faccia le ingiurie piú crude. Ma la calma incosciente del sonno di lei, per quanto gli paresse quasi spudorata, e come una sfida, lo trattenne. Sembrava che ella, così giacente, nel sonno, gli dicesse: « Guardami come son giovane e come son bella! Che pretendi da me? »
Egli strinse le pugna, esasperato, scosse il capo e uscì pian piano dalla camera.
Subito donna Giannetta balzò in piedi sbuffando.

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