Footer menù

L’ABITO NUOVO di Luigi Pirandello | Testo

Stava per dire: «Parto, se vossignoria accetta per la sua signora un anellino di questa mia eredità!».
Di là, agli altri scritturali dello studio che da tre giorni si spassavano a torturarlo, punzecchiandolo con fredda ferocia, aveva promesso, digrignando i denti, a chi una veste di seta per la moglie, a chi un cappello con le piume per la figliuola, a chi un manicotto per la fidanzata.
– Magari!
– E qualche camicia fina, velata e ricamata, aperta davanti, per tua sorella?
– Magari!
Voleva che di quella eredità tutti, con lui, fossero insozzati.
Leggendo nell’inventario la descrizione del ricchissimo guardaroba della defunta, e di quel che contenevano di biancheria gli armadii e i cassettoni, s’era figurato di poterne vestire tutte le donne della città.
Se un resto di ragione non lo avesse trattenuto, si sarebbe fermato per via a prendere per il petto i passanti e a dir loro:
«Mia moglie era così e così; è crepata or ora a Napoli; m’ha lasciato questo e quest’altro; volete per vostra moglie, per vostra sorella, per le vostre figliuole, una mezza dozzina di calze di seta, su fino alla coscia, finissime, traforate?».
Un giovanotto spelato, dalla faccia itterica, che aveva la malinconia di voler parere elegante, si sentiva finir lo stomaco da tre giorni, in quella stanza degli scritturali, a tali profferte. Era da una settimana soltanto nello studio, e più che da scrivano faceva da galoppino; ma voleva conservare la sua dignità; non parlava quasi mai, anche perché nessuno gli rivolgeva la parola; si contentava d’accennare un sorrisetto vano a fior di labbra, non privo d’un certo sprezzo lieve lieve, ascoltando i discorsi degli altri, e tirava fuori dalle maniche troppo corte o ricacciava indietro con mossettine sapienti i polsini ingialliti.
Quel giorno, appena Crispucci uscì dalla stanza del signor avvocato, prese dall’attaccapanni il cappello e il bastone per andargli dietro, mentre gli altri scrivani, ridendo, gridavano dall’alto della scala:
– Crispucci, ricordati! La camicia per mia sorella!
– La veste di seta per mia moglie!
– Il manicotto per la mia fidanzata!
– La piuma di struzzo per la mia figliuola!
Per istrada lo investì, con la faccia più scolorita che mai dalla bile:
– Ma perché fate tante sciocchezze? Perché seminate la roba così? Porterà scritta forse in qualche parte la provenienza? Vi tocca una fortuna come questa, e non sapete profittarne. Siete impazzito?
Crispucci si fermò un momento a guatarlo di traverso.
– Fortuna, sì! – ribatté quello. – Fortuna prima e fortuna adesso! Prima, per esservene liberato tant’anni fa, quando vi scappò di casa.
– Te ne sei informato?
– Me ne sono informato. Ebbene? Che noje, che impicci che fastidi ne aveste più? Ora è morta; e non vi sembra un’altra fortuna? Perdio! Non solo perché è morta, ma anche perché di stato vi farà cangiare!
Crispucci si fermò a guatarlo di nuovo.
– T’hanno detto forse che ho una figliuola da maritare?
– Vi parlo così per questo!
– Ah! Franco.
– Franchissimo.
– E vuoi che pigli l’eredità?
– Sareste un pazzo a non farlo! Duecentomila lire!
– E con duecentomila lire, vorresti che dessi la figliuola a te?
– Perché no?
– Perché, se mai, con duecentomila lire, potrei comprare una vergogna meno sporca della tua.
– Oh, voi m’offendete!
– No. Ti stimo. Tu stimi me, io stimo te. Per una vergogna come la tua non darei più di tremila lire.
– Tre?
– Cinque, va là! e un po’ di biancheria. Hai una sorella anche tu? Tre camìce di seta anche a lei, aperte davanti! Se le vuoi, te le do.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web