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IL PROFESSORE TERREMOTO di Luigi Pirandello | Testo

«E ne salvai cinque, mentre le scosse seguitavano a breve distanza l’una dall’altra, scrollando e minacciando di scardinare la ringhiera del balcone a cui ci fidavamo. Avrei salvato del resto anche la sesta, se la troppa furia e il terrore non la avessero spinta sconsigliatamente a tentare da sé il salvataggio.
«Ma dicano loro: chi dovevo salvar prima? I tre bambini, no? Poi, la mamma.
«Era svenuta! E fu l’impresa più difficile. No, dico male: più difficile fu il salvataggio del vecchio padre paralitico, anche perché già le forze mie erano stremate e solo l’animo me le sosteneva. Ma si doveva avere, sì o no, una maggiore considerazione per quel povero vecchio accidentato e impotente a darsi ajuto da sé?
«Ebbene, non l’intendeva così la vecchia moglie, voleva essere salvata lei, non solo prima del marito paralitico, ma anche prima di tutti, e urlava, ballava dalla rabbia e dal terrore sul balconcino sconquassato, strappandosi i capelli, scagliando vituperii a me, alla figlia, al marito, ai nipotini.
«Mentr’io col vecchio scendevo dal terrazzo della strada, ella senz’aspettarmi, s’affidò al lenzuolo che pendeva dal balcone, e si calò giù. Vedendole scavalcare il parapetto del terrazzo, io dalla strada le gridai che or ora venivo su per lei, m’aspettasse; e, detto fatto, mi slanciai per risalire. Ma sì! Cocciuta, incornata, per non dovermi nulla, prese nello stesso tempo a discendere. A un certo punto, il lenzuolo, non potendo più reggerci entrambi, si snodò dalla ringhiera e patapùmfete, giù, io e lei.
«Io non mi feci nulla; lei si fratturò il femore.
«Parve questa, a tutti, e anche a me allora, povero imbecille, l’unica disgrazia che ci fosse toccata (in quel salvataggio, s’intende!). Ma anche a questa non si diede molto peso, perché in fin dei conti era un frattura, dovuta per giunta alla troppa furia, quando potevamo invece essere morti tutti quanti col terremoto.
«E la vita eroica seguitò, seguitò per circa tre mesi. Come professore di liceo, io m’ebbi una della prime baracche, e naturalmente vi portai dentro i bambini, la signora, i due vecchi; e, come lor signori si possono immaginare, diventai – tranne che per quella vecchia – il loro nume.
«Ah, quella vita di bivacco, tre mesi, sotto la baracca, con la gioventù che ferve in corpo, e la riconoscenza che brilla e aizza, senza saperlo, senza volerlo, dagli occhi d’una madre ancora giovane e bella!
«Tutto facile, tra quella difficoltà; tutto agevole, tra quella indescrivibile confusione; e l’alacrità più ilare, col disdegno dei più urgenti bisogni; e la soddisfazione, non si sa bene di che, una soddisfazione che inebria e incita a sempre nuovi sacrifizi, che non paion più tali, per il premio che danno.
«E tra le rovine, quindici anni fa, non come queste, è vero, luttuose e orrende, negli attendamenti, si folleggiava la notte, sotto le stelle davanti a questo mare divino; e canti e suoni e balli.

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