Footer menù

FUOCO ALLA PAGLIA di Luigi Pirandello | Testo

Simone Lampo lo mirava dal letto, appoggiato su un gomito; beato. Quanto gli piaceva quel matto vagabondo! Gli era passato il sonno, e voleva seguitare la conversazione.
– Perché conti le stelle, Nàzzaro, di’?
– Perché mi piace contarle. Dormite!
– Aspetta. Dimmi: sei contento tu?
– Di che? – domandò Nàzzaro, levando la testa, che aveva già affondata tra le braccia appoggiate al tavolino.
– Di tutto, – disse Simone Lampo. – Di vivere così…
– Contento? Tutti in pena siamo, don Simo’! Ma non ve n’incaricate. Passerà! Dormiamo.
E riaffondò la testa tra le braccia.
Simone Lampo sporse il capo per spegnere la candela: ma, sul punto, trattenne il fiato. Lo costernava un po’ l’idea di restare al buio con quel matto là
– Di’, Nàzzaro: vorresti rimanere sempre con me?
– Sempre non si dice. Finché volete. Perché no?
– E mi vorrai bene?
– Perché no? Ma, né voi padrone, né io servo. Insieme. Vi sto appresso da un pezzo, sapete? So che parlate con l’asina e con voi stesso; e ho detto tra me: la sorba si matura. Ma non mi volevo accostare a voi, perché avevate gli uccelli prigionieri in casa. Ora che m’avete detto di voler salvare l’anima, starò con voi finché mi vorrete. Intanto, v’ho preso in parola, e il primo passo è fatto. Buona notte.
– E il rosario, non te lo dici? Parli tanto di Dio!
– Me lo son detto. È in cielo il mio rosario. Un’avemaria per ogni stella.
– Ah, le conti per questo?
– Per questo. Buona notte.
Simone Lampo, rassodato da queste parole. spense la candela E poco dopo, tutti e due dormivano.
All’alba, i primi cinguetti degli uccelli imprigionati svegliarono subito il vagabondo, che dalla seggiola s’era buttato a dormire in terra. Simone Lampo, che a quei cinguettii era già avvezzo, ronfava ancora.
Nàzzaro andò a svegliarlo.
– Don Simo’, gli uccelli ci chiamano.
– Ah, già! – fece Simone Lampo, destandosi di soprassalto e sgranando tanto d’occhi alla vista di Nàzzaro.
Non si ricordava piú di nulla. Condusse il compagno nell’altra stanzetta e, sollevata la caditoia su l’assito, scesero entrambi la scala di legno della cateratta e pervennero nel piano di sotto, intanfato dello sterco di tutte quelle bestioline e di rinchiuso.
Gli uccelli, spaventati, presero tutti insieme a strillare, levandosi con gran tumulto d’ali verso il tetto.
– Quanti! quanti! – esclamò Nàzzaro, pietosamente, con le lagrime agli occhi. – Povere creature di Dio!
– E ce n’erano di piú! – esclamò Simone Lampo, tentennando il capo.
– Meritereste la forca, don Simo’! – gli gridò quello mostrandogli le pugna. – Non so se basterà l’espiazione che v’ho fatto fare! Sú. andiamo! Bisognerà mandarli tutti in una stanza, prima.
– Non ce n’è bisogno. Guarda! – disse Simone Lampo. afferrando un fascio di cordicelle che, per un congegno complicatissimo, tenevano aderenti ai vani delle finestre e dei finestroni gli ingraticolati.
Vi si appese e giú! Gl’ingraticolati, alla strappata, precipitarono tutt’insieme con fracasso indiavolato.
– Cacciamo via, ora! cacciamo via! Libertà! Libertà! Sciò! sciò! sciò!
Gli uccelli, da piú mesi lì imprigionati, in quel subitaneo scompiglio, sgomenti, sospesi sul fremito delle ali, non seppero in prima spiccare il volo: bisognò che alcuni, piú animosi! s’avventassero via, come frecce, con uno strido di giubilo e di paura insieme; seguiron gli altri, cacciati, a stormi, a stormi, in gran confusione, e si sparpagliarono dapprima, come per rimettersi un po’ dallo stordimento, su gli scrimoli dei tetti, su le torrette dei camini, su i davanzali delle finestre, su le ringhiere dei balconi del vicinato, suscitando giú, nella strada, un gran clamore di meraviglia, a cui Nàzzaro, piangente dalla commozione, e Simone Lampo rispondevano seguitando a gridare per le stanze ormai vuote:
– Sciò, sciò! Libertà! Libertà!

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web