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FORMALITA’ di Luigi Pirandello | Testo

Richiuse l’uscio e si voltò a guardare il Sarti, stropicciandosi le mani, allegramente:
– Me l’hai mandato tu. Ah, l’acciuffo per quei capelli svolazzanti e lo pianto qua, tra me e te. Dimmi, spiegami subito come si fa. Voglio assicurarmi. Tu sei il medico della Compagnia, è vero?
Lucio Sarti, angosciato dal dubbio tremendo che l’Orsani avesse inteso tutto quello ch’egli aveva detto a Flavia, rimase stordito a quella subitanea risoluzione; gli parve senza nesso, ed esclamò, sollevato per il momento da un gran peso:
– Ma è una pazzia!
– No, perché? – rispose, pronto, Gabriele. – Posso pagare, per quattro o cinque mesi. Non vivrò più a lungo, lo so!
– Lo sai? – fece il Sarti, forzandosi a ridere. – E chi ti ha prescritto i termini così infallibilmente? Va’ là! va’ là!
Rinfrancato, pensò che fosse una gherminella per fargli dire quel che pensasse della sua salute. Ma Gabriele, assumendo un’aria grave, si mise a parlargli del suo prossimo crollo inevitabile. Il Sarti sentì gelarsi. Ora vedeva il nesso e la ragione di quella risoluzione improvvisa, e si sentì preso al laccio, a una terribile insidia, ch’egli stesso, senza saperlo, si era tesa quella mattina, inviando all’Orsani quell’ispettore della Compagnia d’Assicurazione, di cui era il medico. Come dirgli, adesso, che non poteva in coscienza prestarsi ad ajutarlo, senza fargli intendere nello stesso tempo la disperata gravità del male, che gli s’era così d’un colpo rivelato?
– Ma tu, col tuo male, – disse, – puoi vivere ancora a lungo, a lungo, mio caro, purché t’abbi un po’ di riguardo…
– Riguardo? Come? – gridò Gabriele. – Son rovinato, ti dico! Ma tu ritieni che io possa vivere ancora a lungo? Bene. E allora, se è vero questo, non avrai difficoltà…
– E i tuoi calcoli allora? – osservò il Sarti con un sorriso di soddisfazione, e aggiunse, quasi per il piacere di chiarire a se stesso quella felice scappatoja, che gli era balenata all’improvviso: – Se dici che per tre o quattro mesi soltanto potresti far fronte…
Gabriele rimase un po’ sopra pensiero.
– Bada, Lucio! Non ingannarmi, non mettermi davanti questa difficoltà per avvilirmi, per non farmi commettere un’azione che tu disapprovi, è vero? e a cui non vorresti partecipare, sia pure con poca o nessuna tua responsabilità…
– T’inganni! – scappò detto al Sarti.
Gabriele sorrise allora amaramente.
– Dunque è vero, – disse, – dunque tu sai che io sono condannato, tra poco, forse prima ancora del tempo calcolato da me. Ma già, ti ho sentito. Basta, dunque! Si tratta ora di salvare i miei figliuoli. E li salverò! Se m’ingannassi, non dubitare, saprei procurarmi a tempo la morte, di nascosto.
Lucio Sarti si alzò, scrollando le spalle, e cercò con gli occhi il cappello.
– Vedo che tu non ragioni, mio caro. Lascia che me ne vada.
– Non ragiono? – disse Gabriele, trattenendolo per un braccio. – Vieni qua! Ti dico che si tratta di salvare i miei figliuoli! Hai capito?
– Ma come vuoi salvarli? Vuoi salvarli sul serio, così?
– Con la mia morte.
– Pazzie! Ma scusa, vuoi ch’io stia qua a sentir codesti discorsi?
– Sì – disse con violenza Gabriele, senza lasciargli il braccio. – Perché tu devi ajutarmi.
– A ucciderti? – domandò il Sarti, con tono derisorio.
– No: a questo, se mai, ci penserò io…
– E allora… a ingannare? a… a rubare, scusa?
– Rubare? A chi rubo? Rubo per me? Si tratta d’una Società esposta per se stessa al rischio di siffatte perdite… Lasciami dire! Quel che perde con me, lo guadagnerà con cento altri. Ma chiamalo pur furto… Lascia fare! Ne renderò conto a Dio. Tu non c’entri.
– T’inganni! – ripeté con più forza il Sarti.
– Viene forse a te quel danaro? – gli domandò allora Gabriele, figgendogli gli occhi negli occhi. – L’avrà mia moglie e quei tre poveri innocenti. Quale sarebbe la tua responsabilità?
D’un tratto, sotto lo sguardo acuto dell’Orsani, Lucio Sarti comprese tutto: comprese che Gabriele aveva bene udito e che si frenava ancora perché voleva prima raggiungere il suo scopo: porre cioè un ostacolo insormontabile fra lui e la moglie, facendolo suo complice in quella frode. Egli, infatti, medico della Compagnia, dichiarando ora sano Gabriele, non avrebbe poi potuto far più sua Flavia, vedova, a cui sarebbe venuto il premio dell’assicurazione, frutto del suo inganno. La Società avrebbe agito, senza dubbio, contro di lui. Ma perché tanto e così feroce odio fin oltre la morte? Se egli aveva udito, doveva pur sapere che nulla, nulla aveva da rimproverare né a lui, né alla moglie. Perché, dunque?

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