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LONTANO di Luigi Pirandello | Testo

Egli la guardava, la guardava e gli veniva di domandarle: « Non mi ami piú? ». Venerina, sentendo che non si moveva, alzava gli occhi dal cucito, lo vedeva con quell’aria smarrita e rompeva in una gaja risata:
– Che vuoi da me? Un omaccione tanto, che se ne sta in casa come un ragazzino, Dio benedetto! Impara un po’ a vivere come i nostri uomini: piú fuori che dentro. Non posso vederti così. Mi fai rabbia e pena.
Fuori non lo vedeva. Ma dall’aria triste, con cui egli si disponeva a uscire, cacciato così di casa, come un cane caduto in disgrazia avrebbe potuto argomentare come egli si trascinasse per le vie del paese, in cui la sorte lo aveva gettato, e che egli già odiava.
Non sapendo dove andare, si recava all’agenzia del Di Nica. Trovava ogni volta il vecchio dietro gli scritturali, col collo allungato e gli occhiali su la punta del naso, per vedere che cosa essi scrivessero nei registri. Non perché diffidasse, ma, chi sa! si fa presto, per una momentanea distrazione, a scrivere una cifra per un’altra, a sbagliare una somma; e poi, per osservare la calligrafia, ecco. La calligrafia era il suo debole: voleva i registri puliti. Intanto in quella stanzetta umida e buja, a pian terreno, certi giorni, alle quattro, ci si vedeva a mala pena: si dovevano accendere i lumi.
– È una vergogna, padron Di Nica! Con tanti bei denari…
– Quali denari – domandava il Di Nica. – Se me li date voi! E poi, niente. Qua ho cominciato! qua voglio finire.
Vedendo entrare il Cleen, si angustiava:
– E mo’? E mo’? E mo’?
Gli andava incontro, col capo reclinato indietro per poter guardare attraverso gli occhiali insellati su la punta del naso, e diceva:
– Che cosa volete, figlio mio? Niente? E allora, prendetevi una seggiola, e sedete là, fuori della porta.
Temeva che gli scritturali si distraessero davvero, e poi non voleva che colui sapesse gli affari dell’agenzia prima del viaggio.
Il Cleen sedeva un po’ lì, su la porta. Nessuno, dunque, lo voleva? Già egli non portava piú il berretto di pelo; era vestito come tutti gli altri; eppure, ecco, la gente si voltava a osservarlo, quasi che egli si tenesse esposto lì, davanti all’agenzia; e a un tratto si vedeva girar innanzi su le mani e sui piedi, a ruota, un monellaccio, che per quella bravura da pagliaccetto gli chiedeva poi un soldo; e tutti ridevano.
– Che c’è? che c’è? – gridava padron Di Nica, facendosi alla porta. – Teatrino? Marionette?
I monellacci si sbandavano urlando, fischiando.
– Caro mio, – diceva allora il Di Nica al Cleen, – voi lo capite, sono selvaggi. Andatevene; fatemi questo piacere.
E il Cleen se ne andava. Anche quel vecchio, con la sua tirchieria diffidente, gli era venuto in uggia. Si recava su la spiaggia, tutta ingombra di zolfo accatastato, e con un senso profondo d’amarezza e di disgusto assisteva alla fatica bestiale di tutta quella gente, sotto la vampa del sole. Perché, coi tesori che si ricavavano da quel traffico, non si pensava a far lavorare piú umanamente tutti quegli infelici ridotti peggio delle bestie da tomai Perché non si pensava a costruire le banchine su le due scogliere del nuovo porto, dove si ancoravano i vapori mercantili? Da quelle banchine non si sarebbe fatto piú presto l’imbarco dello zolfo, coi carri o coi vagoncini?
– Non ti scappi mai di bocca una parola su questo argomento! – gli raccomandò don Paranza, una sera, dopo cena. – Vuoi finire come Gesú Cristo? Tutti i ricchi del paese hanno interesse che le banchine non siano costruite, perché sono i proprietarii delle spigonare, che portano lo zolfo dalla spiaggia sui vapori. Basta, sai! Ti mettono in croce.
Sì, e intanto su la spiaggia nuda, tra i depositi di zolfo, correvano scoperte le fogne, che appestavano il paese; e tutti si lamentavano e nessuno badava a provveder d’acqua sufficiente il paese assetato. A che serviva tutto quel denaro con tanto accanimento guadagnato? Chi se ne giovava? Tutti ricchi e tutti poveri! Non un teatro, né un luogo o un mezzo di onesto svago, dopo tanto e così enorme lavoro. Appena sera, il paese pareva morto, vegliato da quei quattro lampioncini a petrolio. E pareva che gli uomini, tra le brighe continue e le diffidenze di quella guerra di lucro, non avessero neanche tempo di badare all’amore, se le donne si mostravano così svogliate, neghittose. Il marito era fatto per lavorare; la moglie per badare alla casa e far figliuoli.
– Qua? – pensava il Cleen, qua, tutta la vita?
E si sentiva stringere la gola sempre piú da un nodo di pianto.

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