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LONTANO di Luigi Pirandello | Testo

Lei aveva già trovato il suo posto nella vita: aveva la sua casetta, il marito; tra breve avrebbe avuto anche il figlio desiderato; e non pensava che lui, straniero, era sul principio di quella sua nuova esistenza e aspettava che ella gli tendesse la mano per guidarlo. Noncurante, o ignara, lei lo lasciava lì, alla soglia, escluso, smarrito.
E ripartiva, e lontano, per quel mare, su quel guscio di noce, si sentiva sempre piú solo e piú angosciato. I compagni, nel vederlo così triste, non lo deridevano piú come prima, è vero, ma non si curavano di lui, proprio come se non ci fosse: nessuno gli domandava: – Che hai? – Era il forestiere. Chi sa com’era fatto e perché era così!
Non se ne sarebbe afflitto tanto, egli, se anche a casa sua, come lì sul vaporetto, non si fosse sentito estraneo. Casa sua? Questa, in quel borgo di Sicilia? No, no! Il cuore gli volava ancora lontano, lassú, al paese natale, alla casa antica, ove sua madre era morta, ove abitava la sorella, che forse in quel punto pensava a lui e forse lo credeva felice.

X
Una speranza ancora resisteva in lui, ultimo argine, ultimo riparo contro la malinconia che lo invadeva e lo soffocava: che si vedesse, che si riconoscesse nel suo bambino appena nato e si sentisse in lui, e con lui, lì, in quella terra d’esilio, meno solo, non piú solo.
Ma anche questa speranza gli venne subito meno, appena guardato il figlioletto, nato da due giorni, durante la sua assenza. Somigliava tutto alla madre.
– Nero, nero, povero ninno mio! Sicilianaccio – gli disse Venerina dal letto, mentre egli lo contemplava deluso, nella cuna. – Richiudi la cortina. Me lo farai svegliare. Non mi ha fatto dormire tutta la notte, poverino: ha le dogliette. Ora riposa, e io vorrei profittarne.
Il Cleen baciò in fronte, commosso, la moglie; riaccostò gli scuri e uscì dalla camera in punta di piedi. Appena solo, si premette le mani sul volto e soffocò il pianto irrompente.
Che sperava? Un segno, almeno un segno in quell’esseruccio, nel colore degli occhi, nella prima peluria del capo, che lo palesasse suo, straniero anche lui, e che gli richiamasse il suo paese lontano. Che sperava? Quand’anche, quand’anche, non sarebbe forse cresciuto lì, come tutti gli altri ragazzi del paese, sotto quel sole cocente, con quelle abitudini di vita, alle quali egli si sentiva estraneo, allevato quasi soltanto dalla madre e perciò con gli stessi pensieri, con gli stessi sentimenti di lei? Che sperava? Straniero, straniero anche per suo figlio.
Ora, nei due giorni che passava in casa, cercava di nascondere il suo animo; né gli riusciva difficile, poiché nessuno badava a lui: don Pietro se n’andava al solito alla pesca, e Venerina era tutta intenta al bambino, che non gli lasciava neppur toccare:
– Me lo fai piangere… Non sai tenerlo! Via, via, esci un po’ di casa. Che stai a guardarmi? Vedi come mi sono ridotta? Su, va’ a fare una visita alla zia Rosolina, che non viene da tre giorni. Forse vuoi fatta davvero la corte, come dice zio Pietro.
Ci andò una volta il Cleen, per far piacere alla moglie, ma ebbe dalla zitellona tale accoglienza, che giurò di non ritornarci piú, né solo né accompagnato.
– Solo, gnornò, – gli disse donna Rosolina, vergognosa e stizzita, con gli occhi bassi. – Mi dispiace, ma debbo dirvelo. Nipote, capisco; siete mio nipote, ma la gente vi sa forestiere, con certi costumi curiosi, e chi sa che cosa può sospettare. Solo gnornò. Verrò io piú tardi a casa vostra, se non volete venire qua con Venerina.
Si vide, così, messo alla porta. e non seppe, né poté riderne, come Venerina quanti egli le raccontò l’avventura. Ma se ella sapeva che quella vecchia era così fastidiosamente matta, perché spingerlo a fargli fare quella ridicola figura? voleva forse ridere anche lei alle sue spalle?
– Non hai trovato ancora un amico? – gli domandava Venerina.
– No.
– È difficile, lo so: siamo orsi, caro mio! Tu poi sei così, ancora come una mosca senza capo. Non ti vuoi svegliare? Va’ a trovare lo zio, almeno: sta’ al porto. Tra voi uomini, v’intenderete. Io sono donna, e non posso tenerti conversazione: ho tanto da fare!

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