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LONTANO di Luigi Pirandello | Testo

Venerina e lo zio, intanto, parlavano di lui nella nuova casetta, in cui anche don Pietro aveva preso stanza.
– Sì, – diceva lei, sorridendo, – è proprio come tu hai detto!
– Babbalacchio? Minchione? – domandava don Paranza. – Va’ là, è buono, è buono…
– E buono che significa, zio? – osservava, sospirando, Venerina.
– Quest’è vero! – riconosceva don Pietro. – Infatti, i birbaccioni, oggi, si chiamano uomini accorti, e tuo zio per il primo li rispetta. Ma speriamo che l’aria del nostro mare, che dev’essere, sai, piú salato di quello del suo paese, gli giovi. Ho gran paura anch’io, però, che somigli troppo a me, quanto a giudizio.
Gli si era affezionato, lui, don Pietro, ma non si proponeva, neppure per curiosità, di cercar d’indovinare com’egli la pensasse, né gli veniva in mente di consigliarlo a Venerina.
– Vedrai, – anzi le diceva, – vedrai che a poco a poco prenderà gli usi del nostro paese. Testa, ne ha.
Prima di partire, il Cleen aveva suggerito a Venerina di non lasciar andar piú il vecchio zio alla pesca; ma don Pietro, non solo non volle saperne, ma anche s’arrabbiò:
– Non sapete piú che farvene adesso de’ miei gronghi? Bene, bene. Me li mangerò io solo.
– Non è per questo, zio! – esclamò Venerina.
– E allora volete farmi morire? – riprese Paranza. – C’era ai miei tempi un povero contadino che aveva novantacinque anni, e ogni santa mattina saliva dalla campagna a Girgenti con una gran cesta d’erbaggi su le spalle, e andava tutto il giorno in giro per venderli. Lo videro così vecchio, ne sentirono pietà, pensarono di ricoverarlo all’ospedale, e lo fecero morire dopo tre giorni. L’equilibrio, cara mia! Toltagli la cesta dalle spalle, quel poveretto perdette l’equilibrio e morì. Così io, se mi togliete la lenza. Gronghi han da essere: stasera e domani sera e fin che campo.
E se ne andava con gli attrezzi e col lanternino alla scogliera del porto.
Sola, Venerina si metteva anche a pensare al marito lontano. Lo aspettava con ansia, sì, in quei primi giorni; ma non sapeva neppur desiderarlo altrimenti che così; due giorni in casa e il resto della settimana fuori; due giorni con lui, e il resto della settimana, sola, ad aspettare ogni sera che lo zio tornasse dalla pesca; e poi, la cena; e poi, a letto, sì, sola. Si contentava? No. Neppure lei, così. Troppo poco… E restava a lungo assorta in una segreta aspettazione, che pure le ispirava una certa ambascia, quasi di sgomento.
– Quando?

IX
– Ih, che prescia! – esclamò don Paranza, appena si accorse delle prime nausee, dei primi capogiri. – Lo previde quel boja d’Agostino! Di’ un po’, hai avuto paura che tuo zio non ci arrivasse a sentire la bella musica del gattino?
– Zio! – gli gridò Venerina, offesa e sorridente.
Era felice: le era venuto il da fare, in quelle lunghe sere nella casa sola: cunette, bavaglini, fasce, camicine… – e non le sere soltanto. Non ebbe piú tempo né voglia di curarsi di sè, tutta in pensiero già per l’angioletto che sarebbe venuto, – dal cielo, zia Rosolina! dal cielo! – gridava alla zitellona pudibonda, abbracciandola con furia e scombinandola tutta.
– E me lo terrà lei a battesimo, lei e zio Pietro!
Donna Rosolina apriva e chiudeva gli occhi, mandava giú saliva, con l’angoscia nel naso, fra le strette di quella santa figliuola che pareva impazzita e non aveva nessun riguardo per tutti i suoi cerotti.
– Piano piano, sì, volentieri. Purché gli mettiate un nome cristiano. Io non lo so ancora chiamare tuo marito.
– Lo chiami L’arso, come lo chiamano tutti! – le rispondeva ridendo Venerina. – Non me n’importa piú, adesso!
Non le importava piú di niente, ora: non s’acconciava neppure un pochino, quand’egli doveva arrivare.
– Rifatti un po’ i capelli, almeno! – le consigliava donna Rosolina. – Non stai bene, così.
Venerina scrollava le spalle:
– Ormai! Chi n’ha avuto, n’ha avuto. Così, se mi vuole! E se non mi vuole, mi lasci in pace: tanto meglio!
Era così esclusiva la gioja di quella sua nuova attesa, che il Cleen non si sentiva chiamato a parteciparne, come di gioja anche sua: si sentiva lasciato da parte, e n’era lieto soltanto per lei, quasi che il figlio nascituro non dovesse appartenere anche a lui, nato lì in quel paese non suo, da quella madre che non si curava neppure di sapere quel che egli ne sentisse e ne pensasse.

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