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IL NIDO di Luigi Pirandello |Testo

Attorno alla testina bionda della gracile e dolce bambina che gli sedeva a fianco, intenta a guardar fuori, per il finestrino della vettura chiusa, Ercole Orgera, assorto, avvolgeva come un ideal nimbo di pensieri e, carezzandole con mano lieve i capelli aurei, morbidissimi, un po’ ricciutelli su la nuca scoperta, considerava la sua vita infelicissima e l’avvenire di lei, fiorellino innocente, nascosto, che sbocciava or ora alla vita!
Lietta, infastidita un po’ da quel leggiero, continuo brancicamento su la nuca, si volse al padre, e gli disse in un sorrisetto:
– Ttatti quieto!
Ercole sorrise al sorriso della bambina, senz’intendere la molestia che le recava.
– Dico, ttatti quieto…
La vettura andava al passo per il largo serpeggiante viale che conduce al Gianicolo. Erano i primi giorni d’aprile, e l’aria era tepida, soavissima.
La bambina pareva rassegnata a guardar fuori soltanto per il finestrino della vettura, come se già comprendesse che non poteva uscire in compagnia del babbo altrimenti che così: in vettura chiusa. Questo pensava Ercole, e tal pensiero, come se fosse nato entro la testina della figlioletta, lo intenerì quasi fino alle lacrime. Ah sì, soltanto così, furtivamente, poteva egli andar fuori con la bambina sua! E fosse ella rimasta piccina sempre cosi !
Se la tolse su le ginocchia, se la strinse forte al petto e la baciò più e più volte, dicendole:
– Figlia mia bella! Tu starai sempre col babbo tuo, è vero? sempre col babbo tuo?
– Ci… ci… – rispose confusa tra i baci Lietta, pur avvezza a quelle improvvise espansioni d’affetto del padre. – E la mamma… – aggiunse subito dopo, buona buona.
– E con la mamma, sì!
Il matrimonio di Ercole Orgera con la cugina Elena Ferlisi era andato a monte, molti anni a dietro, per futilissimi motivi, per uno sciocco puntiglio della promessa sposa, la quale, poco tempo dopo, come per improvvisa risoluzione della sua testa un po’ balzana, era andata a nozze con un tal Mari, fiorentino, già quasi vecchio, e, per giunta, di paraggio inferiore a lei.
Ercole ne aveva immensamente sofferto; tanto, che non era bastato a consolarlo il favore veramente straordinario con cui era stato accolto in quei giorni il suo secondo romanzo L’incredula.
Logorato e ben diverso da quel che era prima, s’era tuttavia, alla fine, riavuto dal grande dolore. Tre anni appresso, aveva sposato Livia Arciani.
Dopo la pubblicazione dell’Incredula non era più apparso di lui né anche un rigo. Con iscuse bizzarre e ingegnose egli aveva cercato di coonestare innanzi agli occhi proprii e a gli altrui lo sciopro e la neghittaggine in cui era caduto. A poco a poco, in seguito, s’era anche allontanato dalla società che prima era solito di frequentare, rintanandosi quasi nell’oblio più profondo di se medesimo e degli altri.

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