Footer menù

LA PROVA di Luigi Pirandello | Testo

La scena è qui rappresentata con una certa malizia che certo i due chierici, nell’immaginarla, non ci misero; ma che Dio parli con le bestie meglio che con gli uomini non mi pare che si possa mettere in dubbio, se si consideri che le bestie (quando però non siano in qualche rapporto con gli uomini) sono sempre sicure di quello che fanno, meglio che se lo sapessero; non perché sia bene, non perché sia male (ché queste son malinconie soltanto degli uomini) ma perché seguono obbedienti la loro natura, cioè il mezzo di cui Dio si serve per parlare con loro. Gli uomini all’incontro petulanti e presuntuosi, per voler troppo intendere pensando con la loro testa, alla fine non intendono più nulla; di nulla sono mai certi; e a questi diretti e precisi rapporti di Dio con le bestie restano del tutto estranei; dico di più, non li sospettano nemmeno.
Il fatto è che sul tramonto, tornandosene al convento, quando lasciarono il sentiero della montagna per prendere la via che conduce alla vallata, i due giovani chierici si videro questa via impedita da un orso e un orsacchiotto.
Era primavera avanzata; non più dunque il tempo che orsi e lupi scendono affamati dai monti. I due giovani chierici avevano camminato finora lieti in mezzo ai lavorati già alti che promettevano un abbondante raccolto e con la vista rallegrata dalla freschezza di tutto quel verde nuovo che, indorato dal sole declinante, dilagava con delizia nell’aperta vallata.
Impauriti, si fermarono. Erano, come devono essere i chierici, disarmati. Solo quello di Tuenno aveva un rozzo bastone raccattato per strada, discendendo dalla montagna. Inutile affrontare con esso le due bestie.
D’istinto, per prima cosa, si voltarono a guardare indietro in cerca d’aiuto o di scampo. Ma avevano lasciato poco più sù soltanto una ragazzina che con un frusto badava a tre porcellini.
La videro che s’era anch’essa voltata a guardare verso la vallata, ma senza il minimo segno di spavento cantava lassù, agitando mollemente quel suo frusto. Era chiaro che non vedeva i due orsi. I due orsi che pure erano lì bene in vista. Come non li vedeva?
Stupiti dell’indifferenza di quella ragazzina ebbero per un attimo il dubbio che, o quei due orsi fossero una loro allucinazione, o che lei già li conoscesse come orsi del luogo addomesticati e innocui; perché non era in alcun modo ammissibile che non li vedesse: quello più grosso, ritto là e fermo a guardia della strada, enorme controluce e tutto nero, e l’altro più piccolo che si veniva pian piano accostando dondolante su le corte zampe e che ora ecco si metteva a girare intorno al chierico di Flavòn e a mano a mano girando l’annusava da tutte le parti.
Il povero giovane aveva alzato le braccia come in segno di resa o per salvarsi le mani e, non sapendo che altro fare, se lo guardava girare attorno, con tutta l’anima sospesa. Poi, a un certo punto, lanciando uno sguardo di sfuggita al compagno, e vedendosi pallido in lui come in uno specchio, chi sa perché, si fece tutto rosso e gli sorrise. Fu il miracolo. Anche il compagno, senza saper perché, gli sorrise. E subito i due orsi, alla vista di quello scambio di sorrisi, come se a loro volta anch’essi si fossero scambiati un cenno, senz’altro tranquillamente se n’andarono verso il fondo della vallata.
La prova per essi era fatta e il loro còmpito assolto.
Ma i due chierici non avevano ancor capito nulla. Tanto vero che lì per lì, vedendo andar via così tranquillamente i due orsi, restarono per un buon tratto incerti a seguire con gli occhi quell’improvvisa e inattesa ritirata, e poiché essa per la naturale goffaggine delle due bestie non poteva non apparir loro ridicola, tornando a guardarsi tra loro, non trovarono da far di meglio che scaricare tutta la paura che s’erano presa in una lunga fragorosa risata. Cosa che certamente non avrebbero fatto, se avessero subito capito che quei due orsi erano mandati da Dio per mettere il loro coraggio alla prova e che perciò ridere di loro così sguajatamente era lo stesso che ridersi di Dio. Se mai una supposizione di questo genere fosse passata per la loro testa, piuttosto che a Dio per la paura che s’erano presa avrebbero pensato al diavolo che all’uno e all’altro aveva voluto farla mandando quei due orsi.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web
Segui la nostra pagina Facebook : se orlandofurioso.com ti è piaciuto, condividi l'esperienza!