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SGOMBERO di Luigi Pirandello | Testo

E poi se ne tornò dalla moglie consolato, vigliacco! d’aver conosciuto da me, disse, che tutte le donne, tanto, sono uguali, e oneste non ce n’è; uguali come gli uomini, la stessa carne; e che dunque non c’è perché – disse – se lo fa un uomo tante volte, e non è nulla, se lo fa poi la donna, una volta, debba parer tanto da considerarla perduta per sempre. «Infine, ti sei preso un piacere anche tu!» Vigliacco, e il figlio? Per te non fu nulla; ma per me… Ah, padre, sei morto e ti perdono, ma se mi sono dannata così, lo debbo a te. Tutti uniti nel giudizio d’una donna, voi uomini: tutti: non c’è padre; non c’è fratelli; anzi loro, i più feroci. E il più feroce di tutti fosti tu, che mi buttasti come una cagna sulla strada. Ma io così, guarda, mi levai lagrime e sputi dalla faccia, e la presentai al primo che passò. La strada, la rabbia di gettarti in faccia la vergogna che non volesti tenere nascosta. Ma poi il figlio, il figlio… Non è vero quello che si dice; sarà vero dopo, ma prima no; sentirselo, cosa spaventosa! E poi quando nasce… È vero dopo; la creaturina che ti cerca… Te lo venni a lasciare qua, d’otto mesi, una notte, dietro la porta, nella cesta del suo corredino. Dev’esserci ancora, il corredino; o l’avete venduto? Dio, ti ringrazio d’essertelo preso con Te così bambino! Su su, vestiamo lui adesso!
Va ad aprire l’armadio; ne cava un abito di panno marrone appeso alla gruccia. Si volta alla madre:
– È vero che l’addormentava lui, ogni sera, con quella canzone… com’era? che la cantavi anche tu, a me bambina. Me lo vennero a dire, una notte che pioveva, uno che passò di qua e lo sentì dal cortile. E poi voleva da me… capisci? dopo avermi detto questo!
Guarda l’abito del padre che ha ancora in mano; l’esamina:
– Oh, ma quest’abito è ancora buono. Quasi quasi… Tanto, se ha già fatto la sua comparsa davanti a Dio, per quelli che tra poco se lo verranno a prendere, che gli serve più l’abito? E tu, stretta come sei… qua c’è dell’altra roba… potresti intenderti con un rigattiere. Oh, mi senti? Bisogna far fagotto! Ci sarà altra roba nel canterano…
Va al canterano; ne apre il primo cassetto; rovista dentro: stracci. Apre il secondo; non c’è nulla. Apre il terzo: c’è il corredino.
– Ah, è qui.
Lo guarda. S’accascia a terra. Ne tira fuori qualche capo: una fascia arrotolata, una camicina, un bavaglino; poi alla fine, una cuffietta: introduce una mano a pugno chiuso nel cavo di essa, e come se cullasse un bimbo si mette a canticchiare con una voce lontana la vecchia canzone della madre. E mentre canta, tutto a mano a mano s’oscura, finché, spenta ogni luce, si vede soltanto la fiamma del cero.
Silenzio.

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