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NENIA di Luigi Pirandello | Testo

Il sole era tramontato da un pezzo. Perdurava fuori ancora un ultimo tetro barlume del crepuscolo: ora angosciosa per chi viaggia.
I due ragazzi si erano addormentati, la madre aveva abbassato il velo sul volto e forse dormiva anche lei, col libro su le ginocchia. Solo la bambina lattante non riusciva a prender sonno: pur senza vagire, si dimenava irrequieta, si stropicciava il volto
Coi pugnetti, tra gli sbuffi della balia che le ripeteva sottovoce:
– La ninna, cocca bella; la ninna, cocca…
E accennava, svogliata, quasi prolungando un sospiro d’impazienza, un motivo di nenia paesana.
– Aooh! Aoòh!
A un tratto, nella cupa ombra della sera imminente, dalle labbra di quella rozza contadinona si svolse a mezza voce, con soavità inverosimile, con fascino d’ineffabile amarezza, la nenia mesta:
Veglio, veglio sì te, fammi la ninna,
Chi t’ama più di me, figlia, t’inganna.
Non so perché, guardando la giovine straniera, abbandonata lì in quell’angolo della vettura, mi sentii stringere la gola da un nodo angoscioso di pianto. Ella, al canto dolcissimo aveva riaperto i begli occhi celesti e li teneva invagati nell’ombra. Che pensava? Che rimpiangeva?
Lo compresi poco dopo, quando udii la vecchia vigile domandarle piano con voce oppressa dalla commozione:
– Willst Du deine Amme nah?
«Vuoi accanto la tua nutrice?» E si alzò; andò a sederle a fianco e si trasse su l’arido seno il biondo capo di lei che piangeva in silenzio, mentre l’altra nutrice, nell’ombra, ripeteva alla bimba ignara:
Che rimpiangeva?
Chi t’ama più di me, figlia, t’inganna.

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