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LA MADONNINA di Luigi Pirandello | Testo

Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a dadi e la Chiesina col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino Gesú, e che il Bambino Gesú si fosse divertito a costruire al padre beneficiale Fiorìca quella sua parrocchietta così; la Chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole; il giardinetto accanto, col pergolato e i nespoli del Giappone e il melagrano e gli aranci e i limoni; poi, tutt’intorno, le casette umili dei suoi parrocchiani, divise da vicoli e vicoletti, con tanti colombi che svolazzavano da gronda a gronda; e tanti conigli che, rasenti ai muri, spiavano raccolti e tremanti, e gallinelle ingorde e rissose e pacchetti sempre un po’ angustiati, si sa, e quasi irritati dalla soverchia grassezza.
In un mondo così fatto, poteva mai figurarsi il padre beneficiale Fiorìca che il diavolo vi potesse entrare da qualche parte?
E il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual volta gliene veniva il desiderio, di soppiatto e facilissimamente, sicuro d’essere scambiato per un buon uomo o una buona donna, o anche spesso per un innocuo oggetto qualsiasi. Anzi si può dire che il padre beneficiale Fiorìca stava tutto il santo giorno in compagnia del diavolo, e non se n’accorgeva. Non se ne poteva accorgere anche perché, bisogna aggiungere, neppure il diavolo con lui sapeva esser cattivo: si spassava soltanto a farlo cadere in piccole tentazioni che, al piú al piú, scoperte, non gli cagionavano altro danno che un po’ di beffe da parte dei suoi fedeli parrocchiani e dei colleghi e superiori.
Una volta, per dirne una, questo maledettissimo diavolo indusse una vecchia dama della parrocchia, andata a Roma per le feste giubilari, a portare di là al padre beneficiale Fiorìca una bella tabacchiera d’osso con l’immagine del Santo Padre dipinta a smalto sul coperchio. Ebbene, si crederebbe? Vi s’allogò dentro, non ostante la custodia di quell’immagine, e per piú d’un mese, ai vespri, mentre il padre beneficiale Fiorìca faceva alla buona un sermoncino ai divoti prima della benedizione, di là dentro la tabacchiera si mise a tentarlo:
– Su, un pizzichetto, su! Facciamola vedere la bella tabacchiera… Per soddisfazione della dama che te l’ha regalata e che sta a guardarti… Un pizzichetto!
E dàlli, e dàlli, con tanta insistenza, che alla fine il padre beneficiale Fiorìca, il quale non aveva mai preso tabacco e aveva cominciato a prenderlo molto timidamente dal giorno che aveva avuto quel regalo, ecco che doveva cedere a cavar di tasca la tabacchiera e il grosso fazzoletto di cotone a fiorami. Conseguenza: il sermoncino interrotto da un infilata di almeno quaranta sternuti e arrabbiate e strepitose soffiate di naso, che facevano ridere tutta la Chiesina.
Ma la peggio di tutte fu quando questo diavolo maledetto s’insinuò nel cuore d’una certa Marastella, che era una poverina svanita di cervello, bambina di trent’anni, bellissima e cara a tutto il vicinato che rideva dell’inverosimile credulità di lei tutta sempre sospesa a una perpetua ansiosa maraviglia. S’insinuò, dunque, nel cuore di questa Marastella e la fece innamorare coram populo del padre beneficiale Fiorìca che aveva già circa sessant’anni e i capelli bianchi come la neve.
La poverina, vedendolo in chiesa, o sull’altare durante l’ufficio divino, o sul pulpito durante la predica, non rifiniva piú d’esclamare, piangendo a goccioloni grossi così dalla tenerezza e picchiandosi il petto con tutte e due le mani:
– Ah Maria, com’è bello! Bocca di miele! Occhi di sole! Cuore mio, come parla e come guarda!
Sarebbe stato uno scandalo, se tutti, conoscendo la santa illibatezza del padre beneficiale e l’innocenza della povera scema, non ne avessero riso.

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