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BENEDIZIONE di Luigi Pirandello | Testo

La capra non poteva entrare in chiesa. La benedizione doveva esser fatta lì davanti la porta. Don Marchino, dall’interno, ne aprì mezza; collocò la lumierina su una traversa dell’altra mezza, per ripararla dal vento. La donna, tenendo la capra pel collo, s’inginocchiò davanti a quello spiraglio di luce vacillante.
– Bisogna adattarsi così, – disse il prete.
– Sì, don Marchino; ma me la faccia bene, per carità!
– Santo cielo, vuoi che te la faccia male? Qua com’è scritta nel libro te la faccio.
E con le lenti insellate su la punta del naso cominciò a miagolar lo scongiuro. Di tratto in tratto la capra belava e volgeva il capo verso la panca dove giaceva il ragazzo. A un certo punto don Marchino s’interruppe:
– Senti eh? a malis oculis, a malis oculis, che vuol dire appunto dal malocchio.
Ella, che accompagnava inginocchiata quello scongiuro, pregando col più intenso fervore, all’interruzione chinò più volte il capo, per significargli che aveva capito. Sì, sì, a malis oculis, a malis oculis…
Finita la benedizione, don Marchino s’affrettò a richiudere la porta della chiesetta, con la scusa che il vento poteva spegnere la lumierina; e lasciò fuori la donna ancora inginocchiata. Ma non era ancora arrivato a passar dall’interno della chiesetta alla cura, che udì uno strillo, un ululo di belva ferita, là nel sagrato. Gli vennero incontro la sorella e la serva, spaventate.
– Che altro c’è? – gridò don Marchino. – Oh sentite, io non mi scomodo più, neanche se casca il mondo!
Ma dovette pur troppo scomodarsi, poiché tutta Stravignano scasò quella notte alle grida di quell’infelice, che aveva trovato morto sulla panca il figliuolo; e questa volta dovette anche prestar la somara don Marchino a coloro che caritatevolmente si proffersero di condurre a Sorìfa il morticino. Dimenandosi sulle gambe a roncolo tra la folla agitata nel vento, badava a dire:
– E ha voluto benedetta la capra, oh! e non il figliuolo.
Ma poiché tutti gli voltavano le spalle, indignati, protendeva il collo, apriva a ventaglio davanti al petto le mani, e, contraendo in giù gli angoli della bocca, ripeteva tra sé:
– Io non so com’è la gente!

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