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BENEDIZIONE di Luigi Pirandello | Testo

Che obbligo poteva aver lui, se quella donna da tant’anni non era più della sua parrocchia? Per carità? Così di prepotenza? Ma no, no e poi no! Perché era anche contro ogni ragione. Che carità! La prima carità avrebbe dovuta averla lei, madre, per il suo piccino, a non portarselo così malato per tanta via; e sarebbe stata carità facile. Nossignore! Costringere a una carità difficile chi non ne aveva nessun obbligo! Difficile, sicuro, difficile per tante ragioni! Un carico di quella fatta, un ragazzo malato, che non si reggeva ritto, con una somara… ma sì! ma sì! lo doveva dir lui, che la conosceva bene! con una somara che non voleva saper d’altri carichi e specialmente in salita e con tutto quel vento. No, no, via! via! largo… largo…
E, minacciando con la frusta, don Marchino prese la corsa seguìto da urli, fischi, e altri rumori sguajati.
Il vento lo investì alle spalle, e parve lo volesse sollevare dall’erto stradone con tutta la somara e il biroccino, come sollevava la polvere e le foglie morte.
Quando, a sera chiusa, scese dal biroccino davanti alla chiesetta attaccata alla cura, là, a uno svolto dello stradone, si sentì il braccio intormentito dallo sforzo di reggersi in capo il nicchio buono, felpato, che se ne voleva scappar via con quel ventaccio maledetto, il quale urlava così forte, e così forte faceva stormir gli alberi, qua, del viale, e là del poggio incontro alla chiesetta, che la Marianna ecco, non aveva sentito il bubbolo della somara e non era accorsa come le altre volte a dargli subito una mano. Bisognò che la chiamasse, picchiando anche col manico della frusta alla porta, col rischio – e come no? – di sciupar frusta e porta.
Marianna, al picchio, venne fuori col lume. Brava, oca! Il vento glielo spense subito e… uh, le sottane! ma, Dio benedetto, che testa! e il lume? tutte le sottane rivoltate in faccia, mamma mia, col lume in mano per fare una vampata… Via, dentro! via dentro! e don Marchino, arrabbiatissimo, si mise da solo a staccar la somara, borbottando anche per la sorella:
– Io non so com’è la gente…
Condotta Nina alla stalla, ch’era scavata nel poggio incontro alla chiesetta, e tirato il biroccio, prima di entrar nella cura disse alla sorella che sarebbe stato opportuno metter fuori le conche e le botticine, perché quella notte senza dubbio sarebbe piovuto, abbattendo il vento. A Nocera aveva sentito brontolar il tuono.
– È ancora alla lontana, ma si viene accostando. E ci darà dentro per davvero questa notte.
A cena, poco dopo, ingollando svogliato quella bioscia che Rosa gli aveva apparecchiata, narrò a Marianna il caso che gli era occorso a Nocera, della bella sfacciataggine di quella Nunziata e della prepotenza che gli volevano fare. Ma poi, confortato dal buon vinetto della vigna, che per un pezzo dopo cena si gusteggiava a sorsellini, non ci pensò più. Si mise a parlare di quel che aveva veduto e sentito alla fiera, e intanto guardava in giro, satollo e pago, quella sua comoda e tepida saletta da pranzo, e fumava la pipa, mentre Marianna medicava i piedi di Rosa, per carità, sì, ma anche perché essa la mattina dopo, alla punta dell’alba, non vi trovasse una scusa per non condurre al pascolo le vacche.
Il vento, fuori, seguitava a urlare più che mai minaccioso.
Il vento? Ma no. Era proprio qualcuno che picchiava alla porta.
– A quest’ora? – disse don Marchino, guardando costernato la sorella e la serva.
Questa andò a vedere, e fratello e sorella tesero gli orecchi. Stettero un pezzo così, sospesi. Si udiva di là parlare; ma né l’uno né l’altra riuscivano a indovinar chi fosse.
A un tratto, nel vento, un lungo e tremulo belato lamentoso.
Don Marchino diede un pugno su la tavola, scrollandosi tutto rabbiosamente.
– È lei! Ancora! – disse. – Ma che vuole da me costei? Che posso farle io?
E a Rosa, che rientrava in quel momento, domandò:
– Alloggio? la somara? che vuole?
Rosa negò col capo:
– Dice se lei volesse avere la bontà di farle una benedizione.
Don Marchino cascò dalle nuvole.
– Una benedizione? a chi? a lei? T’ha detto una benedizione? Che benedizione? Va’, falla entrare! ma sola! È capace di trascinarmi qua dentro la capra e il figliuolo… Una benedizione a quest’ora!
Nunziata entrò coi piedi scalzi, ravviandosi con le mani i capelli scarmigliati dal vento. Alla vista di quella saletta quieta nella casa del suo vecchio curato che le ricordava altri tempi, dal capo si passò le mani sul volto e si mise a piangere. Marianna allora le domandò del marito, se davvero stava tanto male, e lei disse di sì, a cenni.
– Ma che è caso di morte?
– Proprio a questo no, pare che non sia venuto ancora, – rispose. – Mah…
E scosse il capo, non però desolatamente, anzi con un lampo d’odio negli occhi lagrimosi.

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