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CERTI OBBLIGHI di Luigi Pirandello | Testo

Quelli, alla minaccia, si scostano, e allora egli cava subito dalla tasca del camiciotto, sul petto, la chiave e apre la porta; si ficca dentro e la richiude con fracasso. Quelli si precipitano addosso alla porta e la forzano’ gridando ajuto. Si sentono dall’interno grida e pianti in alto.
– Carneficina! Carneficina! – urla Quaquèo, col coltello in pugno, dopo aver afferrato per i capelli e buttata a terra la moglie scarmigliata e discinta; e cerca sotto il letto, rovesciando tutto quello che gli capita tra i piedi; cerca nella cassapanca; va a cercare in cucina, sempre gridando:
– Dov’è? Dimmi dov’è! dove l’hai nascosto?
E la moglie:
– Sei pazzo? Sei ubriaco? Che ti salta in mente, buffone?
Giù, nel vicolo. a loro volta, gridano quei quattro che lo han seguìto, e i monelli, e altri accorsi al fracasso; e si schiudono le finestre qua e là, e tutti domandano: – Chi è? Che è stato? – e pugni e calci e spallate alla porta.
Quaquèo balza addosso alla moglie:
– Dimmi dov’è, o t’ammazzo! Sangue, sangue, voglio sangue, questa sera! Sangue!
Non sa più dove cercare. Gli occhi a un tratto gli vanno alla finestra della cucina che guarda dalla parte opposta del vicolo, su un precipizio. È una finestra piuttosto alta, che sta sempre chiusa, e le cui imposte sono annerite dalla fuliggine.
– Piglia una sedia e apri quella finestra! No? Non vuoi aprirla? Brutta strega, l’apro io!
Monta su uno sgabello, la apre… – orrore! Quaquèo arretra, con gli occhi sbarrati, le mani tra i capelli irti. Il coltello gli casca di mano.
Ilcavalier Bissi sta lassù, pericolante, nel vano, sul precipizio.
– Ma se, Dio liberi, Vostra Eccellenza scivola! esclama Quaquèo, appena può rinvenire dal terrore, portandosi le pugna presso la bocca; e subito accorre, tutto tremante e premuroso, per aiutarlo a discendere:
– Piano… qua, piano, metta qua un piede su la mia spalla, Eccellenza… Ma come mai Vostra Eccellenza s’è potuto persuadere a nascondersi lassù? Me lo potevo mai figurare? Lassù, col rischio di rompersi il collo per una donnaccia come questa, Lei, un Cavaliere! Ma dice sul serio, Vostra Eccellenza?
Si volta alla moglie e, appioppandole un pugno in faccia:
– Ma come? – le grida, – lassù, lassù dovevi farlo nascondere? E non c’era un posto più pulito? Non hai visto, imbecille, che ho cercato dappertutto tranne che nello stipo a muro, dietro la cortina? Sù, piglia una spazzola per il signor Cavaliere! Abbia la bontà, Vostra Eccellenza; per cinque minuti, dentro a quello stipo!
Sente come gridano giù per istrada? Si hanno certi obblighi, Eccellenza, creda pure. Non si vorrebbero avere, ma si hanno. Cinque minuti soli: abbia la bontà; li mando via.
E, condotto il Cavaliere entro lo stipo a muro, va a spalancare la finestra sul vicolo, per gridare alla folla accorsa:
– Non c’è nessuno! Apro la porta… Chi vuol salire salga; se volete accertarvene. Ma non c’è nessuno!

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