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CAPANNETTA di Luigi Pirandello | Testo

Un’alba come mai fu vista.
Una bimba venne fuori della nera capannetta, coi capelli arruffati sulla fronte e con un fazzoletto rosso-sbiadito in testa
Mentre andava bottonando la dimessa vesticciola, sbadigliava, ancora abbindolata dal sonno, e guardava: guardava lontano, con gli occhi sbarrati come se nulla vedesse.
In fondo, in fondo, una lunga striscia di rosso infuocato s’intrecciava in modo bizzarro col verde-smeraldo degli alberi, che a lunga distesa lontanamente si perdevano.
Tutto il cielo era seminato di nuvolette d’un giallo croceo, acceso.
La bimba andava sbadatamente, ed ecco… diradandosi a poco a poco una piccola collina che a destra s’innalzava le si sciorina davanti allo sguardo l’immensità delle acque del mare.
La bimba parve colpita, commossa dinanzi a quella scena, e stette a guardar le barchette che volavano su l’onde, tinte d’un giallo pallido.
Era tutto silenzio. – Aliava ancora la dolce brezzolina della notte, che faceva rabbrividire il mare, e s’innalzava lento, lento un blando profumo di terra.
Poco dopo la bimba si volse – vagò per quell’incerto chiarore, e giunta sull’alto del greppo, si sedette.
Guardò distratta la valle verdeggiante, che le rideva di sotto, ed aveva cominciato a cantilenare una delicata canzonetta.
Ma, ad un tratto, come colpita da un’idea, smise di cantare, e con quanta voce aveva in gola, gridò:
– Zi’ Jeli! Oh zi’ Jee…
E una voce grossolana rispose da la valle:
– Ehh…
– Salite su… ché il padrone vi vuole!…
Frattanto la bimba ritornava verso la capannetta, a capo basso. – Jeli era salito ancora sonnacchioso con la giacca sull’omero sinistro e la pipa in bocca – pipa, che sempre lasciava dormire tra i denti.
Appena entrato salutò papà Camillo, mentre Màlia, la figlia maggiore del castaldo, gli piantò in faccia due occhi come saette, da bucare un macigno.
Jeli rispose allo sguardo.
Era papà Camillo un mozzicone di uomo, grosso come una botte.
Màlia all’incontro aveva il volto d’una dama di Paolo Veronese, e negli occhi ci si leggeva chiaramente la beata semplicità del suo cuore.
– Senti, Jeli, – disse Papà Camillo, – prepara delle frutta, ché domani verranno i signori di città. – Buoni, sai!… se no.. Come è vero Dio!…
– Oh! sempre la stessa storia, – rispose Jeli, – e sapete voi che queste le son cose da dire… e poi… a me!…
– Intanto, – riprese papà Camillo – e prendendolo pel braccio lo portò fuori della capanna – intanto…, se un’altra volta ti viene il ticchio di… Basta. Tu mi capisci…
Jeli rimase come interdetto.
Papà Camillo scese per la valle.
Non si potea dar di meglio e il giovane saltò alla capannetta.
– Siamo perduti! – fece Màlia.
– Sciocca! – disse Jeli, – se non ci riesco con le buone…
– Oh! Jeli, Jeli che vuoi tu dire?
– Come, non mi comprendi? Fuggiremo.
– Fuggiremo? – disse la fanciulla, sorpresa.
– O…, – soggiunse Jeli – e si mise la falce lucente attorno al collo…
– Mio Dio ! – esclamò Màlia, come se un brivido le corresse per tutto il corpo.
– A questa sera, bada, a sette ore! – disse Jeli e sparì.
La fanciulla mandò un grido.
Abbuiava.

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