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DONNA MIMMA di Luigi Pirandello | Testo

– E io che ho diploma forse? – esclama allora donna Mimma, sorridendo e giungendo per le punte delle dita le due manine coi mezzi guanti di filo. – E sono già trentacinque anni, trentacinque, che tutti quanti siete qua, e pure voi, don Sarino, vi ho portati io, con la grazia di Dio, figliuoli miei; che n’ho fatti di viaggi a Palermo! Ecco, ecco, guardate qua!
E donna Mimma si china a prendere tra quelle due manine che quasi non pajono, ma che pure hanno tanta forza, un bel bimbone della strada, che s’è fermato davanti la farmacia, e lo leva alto, nel sole.
– Anche questo! E quanti ne vedete, tutti io! Sono andata a comperarvi tutti io, a Palermo, senza diploma! A che serve il diploma?
Il giovane farmacista sorride.
– Va bene, donna Mimma, sì… voi… l’esperienza, certo… ma…
E la guarda afflitto e impacciato e neanche lui ha il coraggio di farle intravvedere la minaccia che le pende sul capo.
Finché dalla Prefettura del capoluogo le arriva una carta con tanto di stemma e di bollo, mezza stampata e mezza scritta a mano, nella quale ella non sa legger bene, ma indovina che si parla del diploma che non ha, e che ai sensi degli articoli tali e tali… È ancora dietro a decifrarla, quella carta, che una guardia la viene a invitare a nome del sindaco.
– La moglie? Così presto? – domanda donna Mimma, contrariata.
– No, al municipio, – risponde la guardia – per una comunicazione.
Donna Mimma s’acciglia:
– A me? per questa carta?
La guardia si stringe nelle spalle:
– Io non so; venite e saprete.
Donna Mimma va; e, al municipio, trova il sindaco, tutto imbarazzato. Anche lui è stato comperato a Palermo da donna Mimma; e anche due figliuoli donna Mimma è andata a comperare per lui a Palermo e presto per un terzo dovrebbe mettersi in viaggio con la lettiga; ma…
– Ecco qua, donna Mimma! Vedete? Un’altra carta anche a noi, dalla Prefettura. Per voi, sì. E non c’è nulla da fare, purtroppo. Vi s’interdice l’esercizio della professione.
– A me?
– A voi: perché non avete il diploma, cara donna Mimma! La legge.
– Ma che legge? – esclama donna Mimma, che non ha più una goccia di sangue nelle vene. – Legge nuova?
– Non nuova, no! Ma noi qua, c’eravate voi sola, da tant’anni; vi conoscevamo; vi volevamo bene; avevamo tutta la fiducia in voi, e abbiamo perciò lasciato correre; ma siamo in contravvenzione anche noi, donna Mimma! Queste maledette formalità, capite? Finché c’eravate voi sola… Ma ora è venuta quella là; ha saputo che voi non avete il diploma; e visto che qua non è chiamata da nessuno, capite? ha fatto reclamo alla Prefettura, e voi non potete più esercitare, o dovete andare a Palermo, davvero questa volta! all’Università, per prendere il diploma anche voi, come quella.
– Io? a Palermo? alla mia età? a cinquantasei anni? dopo trentacinque anni di professione? mi fanno questo affronto? io, il diploma? Un’intera popolazione… Ma come? c’è bisogno di diploma? di saper leggere e scrivere, per queste cose? Io so leggere appena! E a Palermo, io che non mi sono mai mossa di qua? Io mi ci perdo! Alla mia età? Per quella smorfiosa lì, che la voglio vedere, con tutto il suo diploma… Vuole competere con me? E che hanno da insegnare a me, che li fascio e li sfascio tutti quanti, i meglio professori, dopo trentacinque anni di professione? Debbo andare a Palermo davvero? Come? per due anni?

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