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DONNA MIMMA di Luigi Pirandello | Testo

Ora è venuta dal continente una smorfiosetta di vent’anni, piemontesa; gonna corta, gialla, giacchetto verde; come un maschiotto, le mani in tasca: sorella ancora nubile d’un impiegato di dogana. Diplomata dalla R. Università di Torino. Roba da farsi la croce a due mani, Signore Iddio, una ragazza ancora senza mondo, mettersi a una simile professione! E bisogna vedere con quale sfacciataggine: per miracolo, quella sua professione, non se la porta scritta in fronte! Una ragazza! una ragazza, che di queste cose… Dio, che vergogna! E dove siamo?
Donna Mimma non se ne sa dar pace. Volta la faccia, si ripara gli occhi con la mano appena la vede passare sculettando per la piazza, a testa alta, le mani in tasca, la piuma bianca ritta al vento sul cappellino di velluto. E che strepito fanno quei tacchetti insolenti sul lastricato della piazza: – Passo io! passo io!
Non è donna quella: una diavola è! Non può essere creatura di Dio, quella!
– Come? la tabella?
Ah sì? ha fatto appendere la tabella col nome e la professione sul porticino di casa? E si chiama? Elvira… come? signorina Elvira Mosti? Ci sta scritto signorina? E che vuol dire diplomata? Ah, la patente. La vergogna patentata. Dio, Dio, si può credere una cosa simile? E chi la chiamerà quella sfacciata? Ma che esperienza poi, che esperienza può aver lei, se ancora… in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. S’hanno da vedere di queste cose ai giorni nostri? in un paesello come il nostro? Vih… vih… vih…
E donna Mimma scuote in aria le manine coi mezzi guanti di filo come se si vedesse lingueggiar davanti le fiamme dell’inferno.
– Nossignora, grazie, che caffè, signora mia! acqua, un sorso d’acqua mi faccia portare; sono tutta sconcertata! – dice nelle case delle clienti, da cui di tanto in tanto si reca a visita, o a fare, com’ella dice, «un’affacciata», per sapere… no? niente? Lasciamo fare a Dio, signora mia, ringraziato sia sempre in cielo e in terra!
Se n’è fatta quasi una fissazione; non perché tema per sé, che le signore le abbiano a fare un torto per quella lì; figurarsi se può temere una tal cosa conoscendo che signore sono, col timore di Dio, con l’educazione del paese e il rispetto delle cose sante! Neanche per sogno…
– Ma dico, dico, oh Vergine Maria, per la cosa in sé… questo scandalo… una ragazzaccia… Dicono che parla come un carabiniere… che tutte le parolacce le dice chiare, come se fosse una cosa naturale…
È tanto compresa della mostruosità dello scandalo, che non s’accorge dell’impaccio afflitto con cui la guardano le signore. Pare che abbiano da dirle qualche cosa e non ne trovino il coraggio.
Oggi, il medico condotto s’è voltato di là, vedendola passare. Non l’ha vista? Ma sì, che l’ha vista! L’ha vista e s’è voltato. Perché?
Viene a sapere, poco dopo, che quella svergognata lì è andata a trovarlo a casa, col fratello. Certo per raccomandarsi. Chi sa che moine gli avrà fatto, come le sanno fare codeste forestieracce sbandite che nelle grandi città del Continente hanno perduto il santo rossore della faccia; ed ecco che questo rimbambito di medico… Il diploma? E che c’entra il diploma? Ah sì, difatti, per il diploma! Ma via, che non si sanno queste cose? Due smorfiette, due carezzine, e come la paglia pigliano fuoco, gli ominacci; anche i vecchi adesso, senza timor di Dio! Che fa il diploma? che c’entra? Esperienza ci vuole, esperienza.
– Eh, ma anche il diploma, donna Mimma, – le risponde sospirando il farmacista, col quale, passando, s’è lagnata del voltafaccia del medico.

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