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SOLE E OMBRA di Luigi Pirandello | Testo

— Auff, vediamo un po’, — disse alla fine, dopo lo sbuffo, riaprendo gli occhi.
Il sole tramontava. Il mare, d’un verde vitreo presso la riva, s’indorava intensamente in tutta la vastità tremula dell’orizzonte. Il cielo era tutto in fiamme, e limpidissima l’aria, nella viva luce, su tutto quel tremolio d’acque incendiate.
— Io là? — domandò il Ciunna poco dopo, guardando il mare, oltre gli ultimi scogli. — Per duemila e settecento lire?
Gli parvero pochissime. Come togliere a quel mare una botte d’acqua.
— Non si ha il diritto di rubare, lo so. Ma è da vedere se non se ne ha il dovere, perdio, quando quattro bambini ti piangono per il pane e tu questo schifoso denaro lo hai tra le mani e lo stai contando. La società non te ne dà il diritto; ma tu, padre, hai il dovere di rubare in simili casi. E io sono due volte padre per quei quattro innocenti là! E se muoio io, come faranno? Per la strada a mendicare? Ah, no, signor Ispettore; la farò piangere io, con me. E se lei, signor Ispettore, ha il cuore duro come questo scoglio qua, ebbene, mi mandi pure davanti ai giudici: voglio vedere se avranno cuore loro da condannarmi. Perdo il posto? Ne troverò un altro, signor Ispettore! Non si confonda. Là, io, non mi ci butto! Ecco le paranze! Compro un chilo di triglie grosse così, e ritorno a casa a mangiarmele coi miei nipotini!
Si alzò. Le paranze entravano a tutta vela, virando. Si mosse in fretta per arrivare in tempo al mercato del pesce.
Comprò, tra la ressa e le grida, le triglie ancora vive, guizzanti. Ma — dove metterle? Un panierino da pochi soldi: àliga, dentro; e: — non dubiti, signor Ciunna, arriveranno ancora vive vive al paese.
Su la strada, innanzi al Leon d’oro, ritrovò l’Imbrò, che subito gli fece con le mani un gesto espressivo:
— Svaporato?
— Che cosa? Ah, il vino… Credevi? Ma che! — fece il Ciunna. — Vedi, ho comperato le triglie. Un bacio, Tinino mio, e un milione di grazie.
— Di che?
— Un giorno forse te lo dirò. Oh, vetturino, su il mantice: non voglio esser veduto.

V
Appena fuori della borgata, cominciò l’erta penosa.
I due cavalli tiravano la carrozza chiusa, accompagnando con un moto della testa china ogni passo allungato a stento, e i sonagli ciondolanti pareva misurassero la lentezza e la pena.
Il vetturino, di tratto in tratto, esortava le povere magre bestie con una voce lunga e lamentosa.
A mezza via, era già sera chiusa.

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