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MARSINA STRETTA di Luigi Pirandello | Testo

– E… e partirà… così? – domandò il Gori.
– Per forza. Se non oggi, domani. L’abbiamo persuaso noi, spinto anzi, poverino. Qui, capirà, non è più prudente, né conveniente che rimanga.
– Per la ragazza… sola, ormai… – aggiunse la madre con la voce cavernosa. – Le male lingue…
– Eh già, – riprese il fratello. – E poi gli affari… Era un matrimonio…
– Precipitato! – proruppe una delle zitellone.
– Diciamo improvvisato, – cercò d’attenuare il Migri. – Ora questa grave sciagura sopravviene fatalmente, come… sì, per dar tempo, ecco. Un differimento s’impone… per il lutto… e… E così si potrà pensare, riflettere da una parte e dall’altra…
Il professor Gori rimase muto per un pezzo. L’impaccio irritante che gli cagionava quel discorso, così tutto sospeso in prudenti reticenze, era pur quello stesso che gli cagionava la sua marsina stretta e scucita sotto l’ascella. Scucito allo stesso modo gli sembrò quel discorso e da accogliere con lo stesso riguardo per la scucitura segreta, col quale era proferito. A sforzarlo un po’, a non tenerlo così composto e sospeso, con tutti i debiti riguardi, c’era pericolo che, come la manica della marsina si sarebbe staccata, così anche si sarebbe aperta e denudata l’ipocrisia di tutti quei signori.
Sentì per un momento il bisogno d’astrarsi da quell’oppressione e anche dal fastidio che, nell’intontimento in cui era caduto, gli dava il merlettino bianco, che orlava il collo della casacca nera della vecchia signora. Ogni qual volta vedeva un merlettino bianco come quello, gli si riaffacciava alla memoria, chi sa perché, l’immagine d’un tal Pietro Cardella, merciajo del suo paesello lontano, afflitto da una cisti enorme alla nuca. Gli venne di sbuffare; si trattenne a tempo, e sospirò, come uno stupido:
– Eh, già… Povera figliuola!
Gli rispose un coro di commiserazioni per la sposa. Il professor Gori se ne sentì all’improvviso come sferzare, e domandò, irritatissimo:
– Dov’è? Potrei vederla?
Il Migri gl’indicò un uscio nel salottino:
– Di là, si serva…
E il professor Gori vi si diresse furiosamente.
Sul lettino, bianco, rigidamente stirato, il cadavere della madre, con un’enorme cuffia in capo dalle tese inamidate.
Non vide altro, in prima, il professor Gori, entrando. In preda a quell’irritazione crescente, di cui, nello stordimento e nell’impaccio, non riusciva a rendersi esatto conto, con la testa che già gli fumava, anziché commuoversene, se ne sentì irritare, come per una cosa veramente assurda: stupida e crudele soperchieria della sorte che, no, perdio, non si doveva a nessun costo lasciar passare!

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