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MARSINA STRETTA di Luigi Pirandello | Testo

Già impacciato per conto suo, il professor Gori si fermò poco oltre l’entrata; si guardò attorno perplesso; si sentì sperduto, quasi in mezzo a un campo nemico. Eran tutti signoroni, quelli: parenti e amici dello sposo. Quella vecchia lì era forse la madre; quelle altre due, che parevano zitellone, forse sorelle o cugine. S’inchinò goffamente. (Oh Dio, daccapo la marsina…) E, curvo, come tirato da dentro, volse un altro sguardo attorno, quasi per accertarsi se mai qualcuno avesse avvertito il crepito di quella maledettissima scucitura sotto l’ascella. Nessuno rispose al suo saluto, quasi che il lutto, la gravità del momento non consentissero neppure un lieve cenno del capo. Alcuni (forse intimi della famiglia) stavano costernati attorno a un signore, nel quale al Gori, guardando bene, parve di riconoscere lo sposo. Trasse un respiro di sollievo e gli s’appressò, premuroso.
– Signor Grimi…
– Migri, prego.
– Ah già, Migri… ci penso da un’ora, mi creda! Dicevo Grimi, Mitri, Griti… e non m’è venuto in mente Migri! Scusi… Io sono il professor Fabio Gori, si ricorderà… quantunque ora mi veda in…
– Piacere, ma… – fece quegli, osservandolo con fredda alterigia; poi, come sovvenendosi: – Ah, Gori… già! lei sarebbe quello… sì, dico, l’autore… l’autore, se vogliamo, indiretto del matrimonio! Mio fratello m’ha raccontato…
– Come, come? scusi, lei sarebbe il fratello?
– Carlo Migri, a servirla.
– Favorirmi, grazie. Somigliantissimo, perbacco! Mi scusi, signor Gri… Migri, già, ma… ma questo fulmine a ciel sereno… Già! Io purtroppo… cioè, purtroppo no: non ho da recarmelo a colpa diciamo… – ma, sì, indirettamente, per combinazione, diciamo, ho contribuito…
Il Migri lo interruppe con un gesto della mano e si alzò.
– Permetta che la presenti a mia madre.
– Onoratissimo, si figuri!
Fu condotto davanti alla vecchia signora, che ingombrava con la sua enorme pinguedine mezzo canapè, vestita di nero, con una specie di cuffia pur nera su i capelli lanosi che le contornavano la faccia piatta, giallastra, quasi di cartapecora.
– Mamma, il professor Gori. Sai? quello che aveva combinato il matrimonio di Andrea.
La vecchia signora sollevò le palpebre gravi sonnolente, mostrando, uno più aperto e l’altro meno, gli occhi torbidi, ovati, quasi senza sguardo.
– In verità, – corresse il professore, inchinandosi questa volta con trepidante riguardo per la marsina scucita, – in verità, ecco… combinato no: non… non sarebbe la parola… Io, semplicemente…
– Voleva dare un’istitutrice alle mie nipotine, – compì la frase la vecchia signora, con voce cavernosa. – Benissimo! Così difatti sarebbe stato giusto.
– Ecco, già… – fece il professor Gori. – Conoscendo i meriti, la modestia della signorina Reis.
– Ah, ottima figliuola, nessuno lo nega! – riconobbe subito, riabbassando le palpebre, la vecchia signora. – E noi, creda, siamo oggi dolentissimi…
– Che sciagura! Già! Così di colpo! – esclamò il Gori.
– Come se non ci fosse veramente la volontà di Dio, – concluse la vecchia signora.
Il Gori la guardò.
– Fatalità crudele…
Poi, guardando in giro per il salotto, domandò:
– E il signor Andrea?
Gli rispose il fratello, simulando indifferenza:
– Ma… non so, era qui, poco fa. Sarà andato forse a prepararsi.
– Ah! – esclamò allora il Gori, rallegrandosi improvvisamente. – Le nozze dunque si faranno lo stesso?
– No! che dice mai! – scattò la vecchia signora, stupita, offesa. – Oh Signore Iddio! Con la morta in casa? Ooh!
– Oooh! – echeggiarono, miagolando, le due zitellone con orrore.
– Prepararsi per partire, – spiegò il Migri. – Doveva partire oggi stesso con la sposa per Torino. Abbiamo le nostre cartiere lassù, a Valsangone; dove c’è tanto bisogno di lui.

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