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MARSINA STRETTA di Luigi Pirandello | Testo

Certo quel signor Grimi, fin dal primo vederla, se n’era perdutamente innamorato. Cose che capitano, pare. E tre o quattro volte, quantunque senza speranza, era tornato a insistere, invano; alla fine, aveva pregato lui, il professor Gori, lo aveva anzi scongiurato d’interporsi, perché la signorina Reis, così bella, così modesta, così virtuosa, se non l’istitutrice diventasse la seconda madre delle sue bambine. E perché no? S’era interposto, felicissimo, il professor Gori, e la Reis aveva accettato: e ora il matrimonio si celebrava, a dispetto dei parenti del signor… Grimi o Griti o Mitri, che vi si erano opposti accanitamente:
– E che il diavolo se li porti via tutti quanti! – concluse, sbuffando ancora una volta, il grosso professore.
Conveniva intanto recare alla sposa un mazzolino di fiori. Ella lo aveva tanto pregato perché le facesse da testimonio; ma il professore le aveva fatto notare che, in qualità di testimonio, avrebbe dovuto poi farle un regalo degno della cospicua condizione dello sposo, e non poteva: in coscienza non poteva. Bastava il sacrifizio della marsina. Ma un mazzolino, intanto, sì, ecco. E il professor Gori entrò con molta titubanza e impacciatissimo in un negozio di fiori, dove gli misero insieme un gran fascio di verdura con pochissimi fiori e molta spesa.
Pervenuto in via Milano, vide in fondo, davanti al portone in cui abitava la Reis, una frotta di curiosi. Suppose che fosse tardi; che già nell’atrio ci fossero le carrozze per il corteo nuziale, e che tutta questa gente stesse lì per assistere alla sfilata. Avanzò il passo. Ma perché tutti quei curiosi lo guardavano a quel modo? La marsina era nascosta dal soprabito. Forse… le falde? Si guardò dietro. No: non si vedevano. E dunque? Che era accaduto? Perché il portone era socchiuso?
Il portinajo, con aria compunta, gli domandò:
– Va su per il matrimonio, il signore?
– Sì, signore. Invitato.
– Ma… sa, il matrimonio non si fa più.
– Come?
– La povera signora… la madre…
– Morta? – esclamò il Gori, stupefatto, guardando il portone.
– Questa notte, improvvisamente.
Il professore restò lì, come un ceppo.
– Possibile! La madre? La signora Reis?
E volse in giro uno sguardo ai radunati, come per leggere ne’ loro occhi la conferma dell’incredibile notizia. Il mazzo di fiori gli cadde di mano. Si chinò per raccattarlo, ma sentì la scucitura della marsina allargarsi sotto l’ascella, e rimase a metà. Oh Dio! la marsina… già! La marsina per le nozze, castigata così a comparire ora davanti alla morte. Che fare? Andar su, parato a quel modo? tornare indietro? Raccattò il mazzo, poi, imbalordito, lo porse al portinajo.
– Mi faccia il piacere, me lo tenga lei.
Ed entrò. Si provò a salire a balzi la scala; vi riuscì per la prima branca soltanto. All’ultimo piano – maledetto pancione! – non tirava più fiato.
Introdotto nel salottino, sorprese in coloro che vi stavano radunati un certo imbarazzo, una confusione subito repressa, come se qualcuno, al suo entrare, fosse scappato via; o come se d’un tratto si fosse troncata un’intima e animatissima conversazione.

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