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MARSINA STRETTA di Luigi Pirandello | Testo

Il professor Gori scattò in piedi, urlando:
– Lasciate! Mi proverò io! Non ne posso più!
Ma, appena si presentò allo specchio, diede in tali escandescenze, che quella poverina si spaventò. Si fece, prima di tutto, un goffo inchino; ma, nell’inchinarsi, vedendo le due falde aprirsi e subito richiudersi, si rivoltò come un gatto che si senta qualcosa legata alla coda; e, nel rivoltarsi, trac!, la marsina gli si spaccò sotto un’ascella.
Diventò furibondo.
– Scucita! scucita soltanto! – lo rassicurò subito, accorrendo, la vecchia serva. – Se la cavi, gliela ricucio!
– Ma se non ho più tempo! – urlò, esasperato, il professore. – Andrò così, per castigo! Così… Vuol dire che non porgerò la mano a nessuno. Lasciatemi andare.
S’annodò furiosamente la cravatta; nascose sotto il pastrano la vergogna di quell’abito; e via.
Alla fin fine, però, doveva esser contento, che diamine! Si celebrava quella mattina il matrimonio d’una sua antica allieva, a lui carissima: Cesara Reis, la quale, per suo mezzo, con quelle nozze, otteneva il premio di tanti sacrifizii durati negli interminabili anni di scuola.
Il professor Gori, via facendo, si mise a pensare alla strana combinazione per cui quel matrimonio s’effettuava. Sì; ma come si chiamava intanto lo sposo, quel ricco signore vedovo che un giorno gli s’era presentato all’Istituto di Magistero per avere indicata da lui una istitutrice per le sue bambine?
– Grimi? Griti? No, Mitri! Ah, ecco, sì: Mitri, Mitri.
Così era nato quel matrimonio. La Reis, povera figliuola, rimasta orfana a quindici anni, aveva eroicamente provveduto al mantenimento suo e della vecchia madre, lavorando un po’ da sarta, un po’ dando lezioni particolari: ed era riuscita a conseguire il diploma di professoressa. Egli, ammirato di tanta costanza, di tanta forza d’animo, pregando, brigando, aveva potuto procacciarle un posto a Roma, nelle scuole complementari. Richiesto da quel signor Griti…
– Griti, Griti, ecco! Si chiama Griti. Che Mitri! – gli aveva indicato la Reis. Dopo alcuni giorni se l’era veduto tornar davanti afflitto, imbarazzato. Cesara Reis non aveva voluto accettare il posto d’istitutrice, in considerazione della sua età, del suo stato, della vecchia mamma che non poteva lasciar sola e, sopra tutto, del facile malignare della gente. E chi sa con qual voce, con quale espressione gli aveva dette queste cose, la birichina!
Bella figliuola, la Reis: e di quella bellezza che a lui piaceva maggiormente: d’una bellezza a cui i diuturni dolori (non per nulla il Gori era professore d’italiano: diceva proprio così «diuturni dolori») d’una bellezza a cui i diuturni dolori avevano dato la grazia d’una soavissima mestizia, una cara e dolce nobiltà.
Certo quel signor Grimi…
– Ho gran paura che si chiami proprio Grimi, ora che ci penso!

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