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LA ROSA di Luigi Pirandello | Testo

Chi diceva così? Lei, lo diceva. Ma non perché veramente le sorgessero spontanee nell’animo queste considerazioni affliggenti. Passava ogni mattina dall’ufficio, e talvolta anche sul tramonto, quando usciva dal Municipio, il segretario comunale, quel signor Silvagni incontrato sul treno. Si tratteneva un momento, lì sull’uscio o davanti lo sportello; le parlava di cose aliene, anche liete; rideva con lei della caccia che si dava ai cani, per esempio, e delle difese che ne prendevano le donne brutte del paese. Ma negli occhi di quell’uomo, in quei grandi occhi chiari, intenti e tristi che le restavano a lungo impressi nella memoria dopo ch’egli se n’era andato via, la signora Lucietta leggeva quelle considerazioni affliggenti. Il pensiero dei figliuoli, ogni volta, chi sa perché?, glielo richiamava lui, angosciosissimo; pur senza ch’egli ne avesse chiesto affatto o glien’avesse fatto parola per incidenza.
Tornava a sbuffare, a ripetersi che i suoi figliuoli erano ancor tanto piccini… e dunque, via! perché avvilirsi? non doveva e non voleva. Là, su, su, coraggio! Era giovine lei, per ora.. tanto giovine… e dunque…
– Come dice, signore? Ma sì: conti le parole del telegramma, e poi calcoli due soldi di piú. Vuole un modulo a stampa? No? Ah, tanto per saperlo… Ho capito. A rivederla, signore… Ma di niente, si figuri…
Quanti ne entravano all’ufficio a rivolgerle di quelle stupide domande! Come non ridere? Eran pur buffi davvero tutti quei signori di Péola. E quella commissione di giovinetti, soci del Circolo di compagnia, col loro bravo presidente anziano, entrata all’ufficio una mattina per invitarla alla famosa festa da ballo annunziatale in treno dal signor Silvagni! Che scena! Tutti con gli occhi spiritati, che da un canto pareva se la volessero mangiare e dall’altro provassero una strana maraviglia nell’accorgersi che da vicino ella aveva il nasetto così e così, così e così la bocca e gli occhi e la fronte, per non parlare che della testa soltanto! Ma i piú impertinenti erano anche i piú impacciati. Nessuno sapeva come cominciare:
– Vorrà farci l’onore… – È consuetudine annuale, signora… – Una piccola soirée dansante… – Oh, ma senza pretese, si figuri! – Festa in famiglia… – Ma sì, lasciate dire! – È consuetudine annuale, signora… – Ma via, che dice! basta che voglia veramente onorarci…
Si torcevano, si strizzavano le mani, si guardavano in bocca l’un l’altro nell’atto che si buttavano a parlare, mentre il presidente, che era anche il sindaco del paese, s’intozzava sempre piú, paonazzo dalla stizza. S’era preparato il discorso, lui, e non glielo lasciavano dire. S’era passato anche il cerotto con gran cura su la lunga ciocca di capelli rigirata sul cranio e aveva infilato i guanti canarini e inserito due dita, dignitosamente, tra i bottoni del panciotto.
– È consuetudine annuale, signora…
La signora Lucietta, confusa, per quanto con una gran voglia di ridere e tutta vermiglia in volto per quei pressanti inviti, piú degli occhi cupidi che delle labbra impacciate, cercò di schermirsi in prima: era ancora a lutto, lo sapevano… e poi, i due figliuoli… stava con loro la sera soltanto… non li vedeva per tutto il giorno… era usa metterli a letto lei… e poi aveva tante cose a cui attendere…
– Ma via! per una sera… – Poteva anche venire dopo averli messi a letto… – E non c’era la serva?… per una sera!
A uno dei giovanotti, nella furia, scappò detto finanche:
– Il lutto? Ma che sciocchezza!
Ebbe una gomitata in un fianco e non fiatò piú.

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