Footer menù

LA ROSA di Luigi Pirandello | Testo

– A uno? a mia scelta? – gridò all’improvviso, con un lampo negli occhi. – Ebbene, sì… a uno l’offrirò… Ma scostatevi prima… scostatevi tutti! No, piú… piú… ecco, così… L’offrirò… l’offrirò…
Saettava con lo sguardo ora l’uno ora l’altro, come fosse incerta nella scelta e incerti e goffi, con le mani protese e nelle facce brutali e stravolte una smorfia d’implorazione sguajata, quei sette pendevano dal visino di lei ora sfolgorante di malizia, allorché d’un balzo ella, sguizzando tra gli ultimi due alla sua manca, prese la corsa verso la prima sala. Aveva trovato lo scampo: offrire la rosa a uno di quelli che se n’erano stati tutta la serata quieti a guardare, seduti accosto al muro: a uno qual si fosse, il primo che capitava in direzione della corsa.
– Ecco qua! L’offro qua a…
Si trovò davanti i grandi occhi chiari di Fausto Silvagni. Smorì d’un tratto; restò un momento come sospesa, confusa, tremante, alla vista del volto di lui; le sfuggì un’esclamazione sommessa: – Oh Dio… – ma si riprese subito:
– Sì, per carità… ecco, a lei, prenda, prenda signor Silvagni!
Fausto Silvagni prese la rosa e si voltò con un sorriso vano, squallido, a guardare quei sette che s’erano precipitati appresso a lei gridando come ossessi:
– No, che c’entra lui? – A uno di noi! – Doveva offrirla a uno di noi!
– Non è vero! – protestò la signora Lucietta battendo un piede fieramente. – S’è detto a uno, e basta! E io l’ho offerta qua al signor Silvagni!
– Ma questa è una dichiarazione d’amore bell’e buona! – gridarono allora quelli.
– Che? – ripigliò la signora Lucietta, facendosi in volto di bragia. – Ah, nossignori, prego! Sarebbe stata una dichiarazione, se la avessi offerta a uno di loro! Ma l’ho offerta al signor Silvagni, che non s’è mosso, tutta la serata, e che dunque non può crederlo, è vero? non può crederlo! Come non possono crederlo neanche loro!
– Ma sì, ma sì che noi lo crediamo! Lo crediamo invece benissimo! Anzi! tanto piú lo crediamo; – protestarono quelli a coro. – Proprio a lui oh! proprio a lui!
La signora Lucietta si sentì tutta sconvolgere da un dispetto feroce. Non era piú uno scherzo ormai! la malignità schizzava da quegli occhi, da quelle bocche; era chiara nei loro ammiccamenti, nei loro grugniti l’allusione alle visite del Silvagni all’ufficio, alla bontà ch’egli le aveva dimostrato fin dal suo arrivo. E quel pallore, intanto, quel turbamento di lui davano esca ai sospetti maligni. Perché quel pallore, quel turbamento Poteva forse credere anche lui, che ella?… Non era possibile! E perché allora? Forse perché lo credevano gli altri! Invece d’impallidire e di turbarsi a quel modo, avrebbe dovuto protestare! Non protestava; impallidiva sempre piú, e una crudele sofferenza gli s’acuiva di punto in punto negli occhi.
Intuì tutto in un lampo la signora Lucietta, e n’ebbe come uno schianto. Ma in quell’attimo d’angosciosa perplessità, di fronte alla sfida di quei sette impudenti sconfitti che seguitavano a strillarle intorno con furia dilaniatrice:
– Ecco! ecco, vede? Lo dice lei, ma non lo dice lui!
– Come non lo dice? – gridò, lasciando prevalere, tra il guizzare e il cozzare di tanti opposti sentimenti, il dispetto.
E, facendosi innanzi al Silvagni, agitata da un fremito convulso, guardandolo negli occhi, gli domandò:
– Può lei credere sul serio che, offrendole codesta rosa, io abbia voluto farle una dichiarazione?
Fausto Silvagni restò un momento a guardarla con quel sorriso squallido di nuovo sulle labbra.
Povera Atina, forzata dall’impeto bestiale di quegli uomini a uscire dal cerchio magico di quella pura gioja, di quell’innocente ebbrezza, nella quale come una pazzerella s’era aggirata! Ecco che ora, pur di difendere di tra l’accanimento dei brutali appetiti di quegli uomini l’innocenza del dono di quella rosa, l’innocenza di quella sua folle gioja d’una sera, esigeva da lui la rinunzia a un amore che sarebbe durato per tutta la vita, una risposta che valesse per ora e per sempre, la risposta che doveva far subito appassire tra le sue dita quella rosa.
Sorgendo in piedi e guardando con fredda fermezza quegli uomini negli occhi, disse:
– Non solo non posso crederlo io; ma stia sicura che non lo crederà mai nessuno, signora. Ecco a lei la rosa; o non posso, la butti via lei.
La signora Lucietta riprese con mano non ben ferma quella rosa e la buttò via in un canto.
– Ecco, sì grazie – disse; sapendo bene ormai ciò che con quella rosa d’un momento aveva buttato via per sempre.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web