Footer menù

LA ROSA di Luigi Pirandello | Testo

Fausto Silvagni guardava da un pezzo, costernato, quella rosa. Non sapeva perché. La vedeva su quel capo come una fiamma… Si scoteva tanto quella testolina folle; come non cascava quella rosa? Ebbene, temeva di questo? Non sapeva dirselo, e seguitava a guardarla, costernato.
Dentro, intanto, sotto sotto, il cuore gli diceva, tremando:
– “Domani; domani o uno di questi giorni, parlerai… Ora lascia ch’ella balli così, come una fatina folle…”
Ma ormai la maggior parte dei cavalieri cascavano a pezzi dalla stanchezza; si dichiaravano vinti e si voltavano attorno, come ubriachi, in cerca delle loro donne andate via. Solo sei o sette ancora resistevano, accaniti, tra cui due anziani – chi l’avrebbe creduto? – il vecchio sindaco in abito lungo e il notajo vedovo, tutt’e due in uno stato miserando, con gli occhi schizzanti dalle orbite, le facce sudate, infocate, impiastricciate di tintura, la cravatta di traverso, la camicia spiegazzata, tragici in quel loro furore senile. Erano stati finora respinti dai giovanotti; ora, frenetici, si rilanciavano per farsi buttare uno dopo l’altro come balle su le seggiole, appena compiuti due giri.
Era la stretta finale, l’ultima danza.
Se li vide tutti e sette attorno, sopra, aggressivi, furibondi, la signora Lucietta.
– Con me! con me! con me! con me!
N’ebbe sgomento. D’un tratto le s’avventò agli occhi la bestiale sovreccitazione di quegli uomini, e al pensiero ch’essi avessero potuto bestialmente accendersi per la sua innocente festività, provò ribrezzo, onta. Volle fuggire, sottrarsi a quell’aggressione: ma, allo scatto di cerbiatta, i capelli già un po’ allentati le cascarono; e la rosa giú – a terra.
Fausto Silvagni si tirò su a guardare, come sospinto dal presentimento oscuro d’un imminente pericolo. Ma già quei sette s’eran precipitati a raccogliere la rosa. Riuscì a ghermirla il vecchio sindaco, a costo d’un tremendo sgraffio alla mano.
– Eccola! – gridò, e corse con gli altri a porgerla alla signora Lucietta riparata in fondo alla seconda sala per ricomporsi alla meglio i capelli. – Eccola qua… Ma no, che grazie! Ora lei… – (non aveva piú fiato da parlare, il vecchio sindaco; la testa gli ciondolava) – … ora lei deve far la scelta… ecco… deve offrirla, qua, a uno…
– Bravo! bene!
– A uno… a sua scelta… bravissimo!
– Vediamo! Vediamo!
– A chi ’offre? A sua scelta!
– Il giudizio di Paride!
– Silenzio! Vediamo a chi l’offre!
Anelante, col braccio teso e la bellissima rosa alta nella mano, la signora Lucietta guardò quei sette infuriati, come, voltandosi nel sentirsi sopraffatta, una preda inseguita i suoi assalitori. Intuì subito che volevano a ogni costo ch’ella si compromettesse.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web