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LA SCELTA di Luigi Pirandello | Testo

Tanto magro, quanto lungo; e più lungo, Dio mio, sarebbe stato, se il busto tutt’a un tratto, quasi stanco di tallir gracile in su, non gli si fosse sotto la nuca curvato in una buona gobbetta, da cui il collo pareva uscisse, penosamente inarcato, come quel d’un pollo, ma con un grosso nottolino protuberante, che gli andava su e giù ogni qual volta deglutiva.
Me lo vedo ancora innanzi vestito squallidamente di grigio, con un vecchio cappello stinto e tutto sbertucciato, in cui la testa secchissima sarebbe sprofondata intera intera, se non fosse stato per le orecchie che reggevano le tese: vi sprofondava tutta la fronte però, con le sopracciglia; così che la piccola faccia ossuta, angolosa pareva cominciasse da quel nasetto a becco e sfrogiato, da uccel ciuffagno, che rendeva così caratteristica la sua fisonomia. Si sforzava di tener continuamente tra i denti le labbra, come per mordere, castigare e nascondere un risolino tagliente, che gli era proprio; ma lo sforzo in parte era vano, perché questo risolino non potendo per le labbra così imprigionate, gli scappava per gli occhi, più arguto e beffardo che mai.
Era il mio ajo e si chiamava Pinzone.
Il dì dei morti è di festa pei fanciulli di Sicilia. La Befana (forse perché nelle case delle città e dei borghi dell’isola non c’è camini, per la cui gola ella possa introdursi) non fa regali laggiù. Li fanno invece i morti alla vigilia della loro festa, su la mezzanotte: i parenti o gli amici defunti recano in memoria di loro qualche monetina e dolci e giocattoli, soltanto però ai bambini savii. Più savie, a parer mio, dovrebbero esser le madri a non accender così, paurosamente, la fantasia dei figliuoli. Mia madre mi mandava senz’altro con l’ajo Pinzone alla fiera dei giocattoli.
Ricordo che pena febbrile, vibrante di mille desiderii mi costava la scelta in quella fiera.
Stordito dai clamori confusi, sguajati dei tanti bercioni mi voltavo di qua e di là perplesso e di ciascuno ascoltavo un tratto l’elogio della propria merce, mentre altre mani m’invitavano con vivacissimi gesti dalle baracche vicine e altre voci mi gridavano di non prestar fede a quel che l’uno mi decantava; così che avrei dovuto inferire che in nessuna parte avrei trovato il mio bene, che viceversa poi si trovava in ciascuna baracca.

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