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UN’IDEA di Luigi Pirandello| Testo

Oh Dio, qualcuno, momentaneo, solo se possibile. E contenta così.
Se lui la sposasse?
Eh sì, perché no, tanto contenta.
Ma lui non la sposerà mai. Ora glielo domanda soltanto per sapere che cosa lei gli risponderà.
Bene, lei gli risponde così. È dolce supporlo anche senza crederci.
Per una donna come lei, del resto, meglio non sposare. Non saprebbe immaginarsi in una vita diversa. Questa casetta signorile, benché su al quinto piano, tutta messa con gusto di colori appropriati, tende, tappeti, la sodisfazione che tutto è dovuto al suo lavoro, la tranquillità della zia, qualche piacere che di tanto in tanto si possono prendere, il mese ai bagni o in collina, qualche passeggiata, le feste, con questa o quella amica. Ne ha, sì, qualcuna. E sorride. Perché non dovrebbe averne? E anche qualche giovanotto, perché no! Poche donne sanno sorridere con una così aliena dolcezza. Pare lontana da tutto, lontana anche da sé, come se neppure il suo corpo le appartenga e non abbia il minimo sospetto né dei desiderii che può accendere né del piacere che può dare. È difatti di una piacenza così nobilmente placida e pura, che nessuna bramosia carnale può sorgere in chi la miri. Ma possibile che non pensi a nulla? Almeno al suo avvenire! Vivrà sempre così, in codesto ritegno, sempre con l’aria di ritrarsi da tutto? Ci sono gli altri; c’è la vita, solo a farsi un po’ avanti. Non vuole. I pensieri della giornata, delle cose da fare. Legge, a volte, qualche libro; ma ha così poco tempo per la lettura! Libri di viaggio. Al polo? No. Perché dice al polo? Un’altra bella risata, liquida, schietta, luminosa. La crede proprio così fredda? Eppure, dicono che le donne esquimesi sono invece così calde!
– Io? Non so. D’inverno soffro molto il freddo. Giú le mani. Le ho fredde, sì. –
E questo silenzio. Sempre questo silenzio.
– Dormo quieta. Sogno di rado. –
Sul ponte, quella sera, che purezza d’astri!
Guarda il cielo per non guardare, giú, l’acqua del fiume. L’idea che non riesce a precisare è forse proprio questa. Ma non ne ha il coraggio. Poggia le mani sul parapetto del ponte; se le sente quasi restituire anche qui, dal freddo della pietra, come prima dal tepore di quelle altre mani. E resta lì, di nuovo assorto, opacamente, in quella sua singolare attesa. Il tempo s’è fermato e fra le cose rimaste tutt’intorno in uno stupore attonito pare che un segreto formidabile sia nel fatto che in tanta immobilità solo l’acqua del fiume si muova.

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