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ROMOLO di Luigi Pirandello | Testo

Ora, quando qui sarà città, nessuno dei tanti figli di essa saprà di questo Romolo primo loro padre; come, perché sia nata la città; perché qui e non altrove. Su la terra, in un luogo, non si riesce piú a vedere questa terra e questo luogo com’erano prima che la città vi sorgesse. Cancellare la vita è difficile. quando la vita in un luogo ci sia espressa e imposta con tanto ingombro di pesanti aspetti: case, vie, piazze, chiese.
C’era il deserto, un beato deserto, qua. Uomini che come un nastro svolgevano la vita da lontano lontano, passarono allungando il nastro per questo, deserto. Uno stradone. E carri cominciarono a poco a poco a passare, nella solitudine, per questo stradone, e qualche uomo a cavallo, armato, che volgeva attorno gli occhi guardinghi, dallo sgomento che si scoprisse per la prima volta a lui solo la vista di tanta solitudine così lontana e ignota a tutti. Silenzio intorno e aperto, sotto la vastità cupa del cielo.
Quando, di qui a quattrocent’anni, campanelli di tram elettrici, trombe d’automobili squilleranno, streperanno tra la confusione delle vie affollate, illuminate da lampade ad arco, con luccichii e sbarbagli di vetri, di specchi negli sporti, nelle vetrine delle ricche botteghe, chi penserà a una lampada sola, in cielo, la Luna, che nel silenzio e nella solitudine, guardava dall’alto il nastro bianco dello stradone in mezzo al deserto sterminato, e ai grilli e alle raganelle che qui scampanellavano soli? Chi penserà tra le chiacchiere vane nei caffè alle cicale che qui arrabbiate tra le stoppie segate segavano la vasta e ferma afa nell’abbagliamento delle eterne giornate estive?
Carri, uomini a cavallo, qualcuno raro a piedi, passavano e tutti sentivano di quella solitudine uno sgomento che a mano a mano diveniva oppressione intollerabile. Che era per essi quello stradone? Lunghezza di cammino; via da fare. Chi poteva pensare di fermarcisi?
Un uomo. Questo vecchio qua. Allora sui trent’anni, andando un giorno d’estate appresso ai pensieri che lo traevano fuori del consorzio degli altri uomini a cercare nella solitudine la sua ventura, ebbe il coraggio di fermare in mezzo a questo stradone l’ombra del suo corpo. Senti forse che in quel punto tanti come lui, passando, avevano, avrebbero sentito il bisogno d’un poco di riposo, d’un poco di conforto e d’ajuto. E disse qua.
Si guardò attorno a osservare ciò che prima aveva soltanto guardato con l’occhio distratto di chi passa e non pensa a fermarsi: guardò col senso della sua presenza, non per un solo momento qua, ma stabile; e si provò a respirare l’aria allora deserta, a vedere intorno le cose, come quelle che dovevano essere la sua aria e la sua vista di tutti i giorni. E col coraggio che gli sorgeva dentro per distendersi e imporsi attorno comparò la tristezza infinita di quella solitudine, se il suo coraggio avrebbe saputo resisterle e durarvi, quando – non ora – d’inverno, col cielo aggrondato e il freddo, nell’eterne giornate di pioggia, si sarebbe fatta piú squallida e paurosa.
Parla per apologhi il vecchio; e narra che da ragazzo aveva una sorellina malatuccia e disappetente, che faceva tanto penar la madre per contentarla.

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