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NIENTE di Luigi Pirandello | Testo

Per non esser da meno della moglie, il vecchio risponde anche lui:
– E perché no?
– E allora, – conclude il dottor Mangoni, – me ne dispiace, ma debbo dir loro, che sono per lo meno due volte piú imbecilli di quel signore.
E volta le spalle per andarsene.
– Si può sapere perché? – gli grida dietro la donna inviperita.
Il dottor Mangoni si ferma e le risponde pacatamente:
– Abbia pazienza. Mi ammetterà che quel povero ragazzo sognava forse la gloria, se faceva poesie. Ora pensi un po’ che cosa gli sarebbe diventata la gloria, facendo stampare quelle sue poesie. Un povero, inutile volumetto di versi. E l’amore? L’amore che è la cosa piú viva e piú santa che ci sia dato provare sulla terra? Che cosa gli sarebbe diventato? L’amore: una donna. Anzi, peggio, una moglie: la sua figliuola.
– Oh! oh! – minaccia quella, venendogli quasi con le mani in faccia. – Badi come parla della mia figliuola!
– Non dico niente, – s’affretta a protestare il dottor Mangoni. – Me l’immagino anzi bellissima e adorna di tutte le virtú. Ma sempre una donna, cara signora mia: che dopo un po’ santo Dio, lo sappiamo bene, con la miseria e i figliuoli, come si sarebbe ridotta. E il mondo, dica un po’? Il mondo, dove io adesso con questo piede che mi fa tanto male mi vado a perdere; il mondo veda lei, veda lei, signora cara, che cosa gli sarebbe diventato! Una casa. Questa casa. Ha capito?
E facendo scattar le mani in curiosi gesti di nausea e di sdegno, se ne va, zoppicando e borbottando:
– Che libri! Che donne! Che casa! Niente… niente… niente… Dimissionario! dimissionario! Niente.

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