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NIENTE di Luigi Pirandello | Testo

– Si doveva lasciarlo morire senza ajuto? – ridomanda placido il vecchio. – Ma sa perché s’è arrabbiato? Perché sospetta, dice, che quel povero ragazzo sia un figlio bastardo di suo fratello.
¾ E ce l’aveva buttato qua, – riprende la moglie balzando in piedi di nuovo, non si sa se per rabbia o per commozione. – Qua, per far nascere in casa mia questa tragedia, che non finirà per ora, perché la mia figliuola, la maggiore, se n’è innamorata, capisce? Come una pazza, vedendolo morire – ah, che spettacolo! – se l’è caricato in collo, io non so com’ha fatto! se l’è portato via, con l’ajuto del fratello, giú per le scale, sperando di trovare una carrozza per istrada. Forse l’hanno trovata. E mi guardi, mi guardi là quell’altra figliuola, come piange.
Il dottor Mangoni, entrando, ha già intraveduto nell’attigua saletta da pranzo una figliolona bionda scarmigliata intenta a leggere, coi gomiti sulla tavola e la testa tra le mani. Legge e piange, sí; ma col corpetto sbottonato e le rosee esuberanti rotondità del seno quasi tutte scoperte sotto il lume giallo della lampada a sospensione.
Il vecchio padre, a cui il dottor Mangoni ora si volta come intronato, fa con le mani gesti di grande ammirazione. Sul seno della figliuola? No. Su ciò che la figliuola sta leggendo di là fra tante lagrime. Le poesie del giovinetto.
– Un poeta! – esclama. – Un poeta, che se lei sentisse… cose! Me ne intendo, perché professore di belle lettere a riposo. Cose grandi, cose grandi.
E si reca di là per prendere alcune di quelle poesie; ma la figliuola con rabbia se le difende, per paura che la sorella maggiore, ritornando col fratello dall’ospedale, non gliele lascerà piú leggere, perché vorrà tenersele per sé gelosamente, come un tesoro di cui lei sola dev’esser l’erede.
– Almeno qualcuna di queste che hai già lette, – insiste timidamente il padre.
Ma quella, curva con tutto il seno su le carte, pesta un piede e grida: – No! – Poi le raccoglie dalla tavola, se le ripreme con le mani sul seno scoperto e se le porta via in un’altra stanza di là.
Il dottor Mangoni si volta allora a guardar di nuovo quella tristezza di lettino vuoto, che rende vana la sua visita; poi guarda la finestra che, non ostante il gelo della notte, è rimasta aperta in quella lugubre stanza per farne svaporare il puzzo del carbone.
La luna rischiara il vano di quella finestra. Nella notte alta, la luna. Il dottor Mangoni se la immagina, come tante volte, errando per vie remote, l’ha veduta, quando gli uomini dormono e non la vedono piú, inabissata e come smarrita nella sommità dei cieli.
Lo squallore di quella stanza, di tutta quella casa, che è una delle tante case degli uomini, dove ballonchiano tentatrici, a perpetuare l’inconcludente miseria della vita, due mammelle di donna come quelle ch’egli ha or ora intravedute sotto il lume della lampada a sospensione nella stanza di là, gl’infonde un cosí frigido scoraggiamento e insieme una cosí acre irritazione, che non gli è piú possibile rimanere seduto.
Si alza, sbuffando, per andarsene. Infine, via, è uno dei tanti casi che gli sogliono capitare, stando di guardia nelle farmacie notturne. Forse un po’ piú triste degli altri, a pensare che probabilmente, chi sa! era un poeta davvero quel povero ragazzo. Ma, in questo caso, meglio cosí: che sia morto.
– Senta, – dice al vecchio che s’è alzato anche lui per riprendere in mano la candela. – Quel signore che li ha rimproverati e che è venuto a scomodarmi in farmacia, dev’essere veramente un imbecille. Aspetti: mi lasci dire. Non già perché li ha rimproverati, ma perché gli ho domandato se aveva moglie, e mi ha risposto di sí; ma senza sospirare. Ha capito?
Il vecchio lo guarda a bocca aperta. Evidentemente non capisce. Capisce la moglie, che salta su a domandargli:
– Perché chi dice d’aver moglie, secondo lei, dovrebbe sospirare?
E il dottor Mangoni, pronto:
– Come m’immagino che sospira lei, cara signora, se qualcuno le domanda se ha marito.
E glielo addita. Poi riprende:
– Scusi, a quel giovinetto, se non si fosse ucciso, lei avrebbe dato in moglie la sua figliuola?
Quella lo guarda un pezzo, di traverso, e poi, come a sfida, gli risponde:
– E perché no?
– E se lo sarebbero preso qua con loro in questa casa? – torna a domandare il dottor Mangoni.
E quella, di nuovo:
– E perché no?
– E lei, – domanda ancora il dottor Mangoni, rivolto al vecchio marito, – lei che se n’intende, professore di belle lettere a riposo, gli avrebbe anche consigliato di stampare quelle sue poesie?

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