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NIENTE di Luigi Pirandello | Testo

Una scaletta buja, che pare un antro dirupato: tetra umida fetida.
– Ahi! Maledizione. Diòòòdiodio!
– Che cos’è? s’è fatto male?
– Il piede. Ahiahi. Ma non ci avrebbe un fiammifero, scusi?
– Mannaggia! Cerco la scatola. Non la trovo!
Alla fine, un barlume che viene da una porta aperta sul pianerottolo della terza branca.
La sventura, quando entra in una casa, ha questo di particolare: che lascia la porta aperta, cosí che ogni estraneo possa introdursi a curiosare.
Il dottor Mangoni segue zoppicando il signore che attraversa una squallida saletta con un lumino bianco a petrolio per terra presso l’entrata; poi, senza chieder permesso a nessuno, un corridojo bujo, con tre usci: due chiusi, l’altro, in fondo, aperto e debolmente illuminato. Nello spasimo di quella storta al piede, trovandosi col sacco dell’ossigeno in mano, gli viene la tentazione di scaraventarlo alle spalle di quel signore; ma lo posa per terra, si ferma, si appoggia con una mano al muro, e con l’altra, tirato su il piede, se lo stringe forte alla noce, provandosi a muoverlo in qua e in là, col volto tutto strizzato.
Intanto, nella stanza in fondo al corridojo, è scoppiata, chi sa perché, una lite tra quel signore e gl’inquilini. Il dottor Mangoni lascia il piede e fa per muoversi, volendo sapere che cosa è accaduto, quando si vede venire addosso come una bufera quel signore che grida:
– Sí, sí, da stupidi! da stupidi! da stupidi!
Fa appena a tempo a scansàrlo; si volta, lo vede inciampare nel sacco d’ossigeno:
– Piano! piano, per carità!
Ma che piano! Quello allunga un calcio al sacco; se lo ritrova tra i piedi; è di nuovo per cadere e, bestemmiando, scappa via, mentre sulla soglia della stanza in fondo al corridojo appare un tozzo e goffo vecchio in pantofole e papalina, con una grossa sciarpa di lana verde al collo, da cui emerge un faccione tutto enfiato e paonazzo, illuminato dalla candela stearica, sorretta in una mano.
– Ma scusi… dico, o che era meglio allora, che lo lasciavamo morire qua, aspettando il medico?
Il dottor Mangoni crede che si rivolga a lui e gli risponde:
– Eccomi qua, sono io.
Ma quello alza e protende la mano con la stearica; lo osserva, e come imbalordito gli domanda:
– Lei? chi?
– Non diceva il medico?
– Ma che medico! ma che medico! – insorge, strillando, nella camera di là, una voce di donna.
E si precipita nel corridojo la moglie di quel degno vecchio in pantofole e papalina, tutta sussultante, con una nuvola di capelli grigi e ricci per aria, gli occhi affumicati ammaccati e piangenti, la bocca tagliata di traverso, oscenamente dipinta, che le freme convulsa. Sollevando il capo da un lato, per guardare, soggiunge imperiosa:
– Se ne può andare! se ne può andare! Non c’è piú bisogno di lei! L’abbiamo fatto trasportare al Policlinico, perché moriva!
E cozzando in un braccio il marito violentemente:
– Fallo andar via!
Ma il marito dà uno strillo e un balzo perché, cosí cozzato nel braccio, ha avuto sulle dita la sgocciolatura calda della candela.
– Eh, piano, santo Dio!
Il dottor Mangoni protesta, ma senza troppo sdegno, che non è un ladro, né un assassino da esser mandato via a quel modo; che se è venuto, è perché sono andati a chiamarlo in farmacia; che per ora ci ha guadagnato soltanto una storta al piede, per cui chiede che lo lascino sedere almeno per un momento.
– Ma si figuri, qua, venga, s’accomodi, s’accomodi, signor dottore, – s’affretta a dirgli il vecchio, conducendolo nella stanza in fondo al corridojo; mentre la moglie, sempre col capo sollevato da un lato per guardare come una gallina stizzita, lo spia impressionata da tutta quella feroce barba fin sotto gli occhi.
– Bada, oh, se per aver fatto il bene, – dice ora, ammansata, a mo’ di scusa, – ci si deve anche prendere i rimproveri!
– Già, i rimproveri, – soggiunge il vecchio cacciando la candela accesa nel bocciuolo della bugia sul tavolino da notte accanto al lettino vuoto, disfatto, i cui guanciali serbano ancora l’impronta della testa del giovinetto suicida. Quietamente si toglie poi dalle dita le gocce rapprese, e seguita:
– Perché dice che nossignori, non si doveva portare all’ospedale, non si doveva.
– Tutto annerito era! – grida, scattando, la moglie. ¾ Ah, quel visino. Pareva succhiato. E che occhi! E quelle labbra, nere, che scoprivan qua, qua, i denti, appena appena. Senza piú fiato…
E si copre il volto con le mani.

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