Footer menù

DI GUARDIA di Luigi Pirandello | Testo

– Tutti? Chi manca? – domandò San Romé, affacciandosi a una delle finestre basse del grazioso villino azzurro, dalle torricelle svelte e i balconi di marmo scolpiti a merletti e a fiorami.
– Tutti! tutti! – gli rispose a una voce, dal verde spiazzo ancor bagnato e luccicante di guazza, la comitiva dei villeggianti ravvivati dalla gaja freschezza dell’aria mattutina, essendo venuti su da Sarli a piedi.
Ma uno strillò:
– Manca Pepi!
– S’è affogato in Via della Buffa! – aggiunse la generalessa De Robertis, togliendosi dal braccio il seggio a libriccino per mettersi a sedere.
Tutti risero; anche San Romé dalla finestra, ma più per quel che vide: cioè, la Generalessa, enormemente fiancuta, che presentava il di dietro, china nell’atto d’assicurare i piedi del seggiolino su l’erba dello spiazzo.
– E perché manca Pepi?
– Mal di capo, – rispose Biagio Casòli. – Sono andato a svegliarlo io stamattina. Teme, dice, che gli prenda la febbre.
Questa notizia fu commentata malignamente, sotto sotto, dal crocchio delle signorine. Roberto San Romé se n’accorse dalla finestra; vide quella smorfiosa della Tani, tutta cascante di vezzi, ammiccare all’altra viperetta della Bongi, e si morse il labbro.
Intanto dallo spiazzo la comitiva impaziente gli gridava di far presto. S’eran levati tutti a bujo, giù a Sarli, per fare pian piano la salita fino a Gori; da Gori a Roccia Balda c’erano tre ore buone di cammino, e bisognava andar lesti per arrivarci prima che il sole s’infocasse.
– Ecco, – disse San Romé, ritirandosi. – Dora sarà pronta. Un momentino.
E andò al piano di sopra a picchiare all’uscio della camera della cognata, che non s’era ancor fatta vedere.
La trovò stesa su una sedia a sdrajo, in accappatojo bianco, coi bellissimi capelli biondi disciolti e una grossa benda bagnata, ravvolta studiatamente intorno al capo, come un turbante.
Pareva Beatrice Cenci.
– Come! – esclamò, restando. – Ancora così? Son tutti giù che t’aspettano!
– Mi dispiace, – disse Dora, socchiudendo gli occhi. – Ma io non posso venire.
– Come! – ripeté il cognato. – Perché non puoi? Che t’è accaduto?
Dora alzò una mano alla testa e sospirò:
– Non vedi? Non mi reggo in piedi, dal mal di capo.
San Romé strinse le pugna, impallidì, con gli occhi gonfi d’ira.
– Anche tu? – proruppe. – E temi niente niente che ti prenda la febbre, eh? Ma guarda un po’ che combinazione! Il signor Pepi…
– Che c’entra Pepi?… – domandò lei accigliandosi lievemente.
– Mal di capo, mal di capo, anche lui. E non é venuto, – rispose San Romé, pigiando su le parole. – Bada, Dora, che giù è stata notata la malattia improvvisa di questo signore, e ti prego di non dar nuova esca alla malignità della gente.
Dora s’intrecciò sul capo le belle mani inanellate, lasciando scivolar su le braccia le ampie maniche dell’accappatojo; sorrise impercettibilmente, strizzò gli occhi un po’ miopi, e disse:
– Non capisco. Non è permesso aver mal di capo in casa vostra?
– In casa nostra, – prese a risponderle San Romé, con violenza; ma si contenne; cangiò tono: – Su, Dora, ti prego, levati e smetti codesta commedia. Ho incomodato per te una ventina di signore e signori, e t’avverto che gonfio da un pezzo in silenzio e voglio che tu la finisca.
Ma Dora scoppiò in una risata interminabile. Poi si levò in piedi, gli s’accostò, reggendosi con una mano la benda su la fronte, e gli disse:
– Ma sai che mio marito stesso non si permetterebbe codesto tono con me? T’ha lasciato detto ch’io ti debbo proprio ubbidienza intera? Caro mio tutore, caro mio custode, caro mio signor carabiniere, ho mal di capo veramente, e basta così.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore visite gratis
Segui la nostra pagina Facebook : se orlandofurioso.com ti è piaciuto, condividi l'esperienza!