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LA TARTARUGA di Luigi Pirandello | Testo

– M’hanno detto che porta fortuna, – soggiunge sorridente. – Non vorreste prenderla voi? Ve la offro.
Quello si scrolla furiosamente e con impero gli accenna di levarglisi dai piedi.
Ed ecco ora di nuovo Mister Myshkow con quella tartaruga in mano, in grande imbarazzo. Oh Dio, potrebbe lasciarla dovunque, anche in mezzo alla strada, appena fuori della vista di quel poliziotto che l’ha guardato così male, evidentemente perché non ha creduto ai gravi motivi di famiglia. Tutt’a un tratto, si ferma al baleno di un’idea. Sì, è senza dubbio un pretesto, per la moglie, quella tartaruga, e levato di mezzo questo, lei ne troverà subito un altro; ma difficilmente potrà trovarne uno più ridicolo di questo e che più di questo possa darle torto davanti al giudice e a tutti quanti. Sarebbe sciocco, dunque, non valersene. Lì per lì decide di rientrare in casa con la tartaruga.
Trova la moglie nel salotto. Senza dirle nulla si china e le posa davanti sul tappeto la tartaruga, là, come un ciottolo.
La moglie balza in piedi, corre in camera, gli si ripresenta col cappellino in capo.
– Dirò al giudice che alla compagnia di vostra moglie preferite quella della vostra tartaruga.
E se ne va.
Come se la bestiola dal tappeto l’abbia intesa, sfodera di scatto i quattro zampini, la coda e la testa e dondolando, quasi ballando, si muove per il salotto.
Mister Myshkow non può fare a meno di rallegrarsene, ma timidamente; batte le mani piano piano, e gli pare, guardandola, di dover riconoscere, ma senza esserne proprio convinto:
– La fortuna! La fortuna!

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