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VEXILLA REGIS di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Si mossero per la navata di centro; ma si videro venire incontro solenne la processione verso il Sepolcro. Parve al Furri che tutti gli occhi della folla sopravveniente fossero appuntati su lui e sulla figlia, e che tutti gli occhi fossero quelli di colei. In quel punto la madre sconosciuta conosceva certamente la figliuola ignara. Il Furri, impedito d’andare, stretto tra la folla, serrava con una mano convulsa il braccio di Lauretta, e incoscientemente, con gli occhi annebbiati, vaganti in giro, singhiozzava tra sé: – Eccola… eccola… – e cercava, tra tanti, due occhi ben noti, su cui appuntare lo sguardo, come per tenerli lontani. – Eccola… – diceva il suo sguardo a quei due occhi, che non riusciva a scoprire tra la folla: – Eccola, è questa, tua figlia! –. E stringeva vieppiù il braccio di Lauretta. – Questa, la figlia che tu hai abbandonata, che ignora che tu, sua madre, sia qui, vicina, presente… Guardala e passa senza gridare… È mia, mia unicamente… Io solo so quanto mi sia costata, io che l’ho allevata tra le braccia, in vece tua, piangendo tante notti il suo piccolo pianto, nel sentirmela sul petto abbandonata da te…
– Vexilla Regis prodent… – intonò in quel momento supremo il coro di ritorno dal Sepolcro; e il Furri che non se l’aspettava, a quelle voci fu quasi per cadere tramortito.
– Andiamo via! andiamo via! – ebbe appena la forza di balbettare alla figlia.
Tornò, il giorno dopo, all’albergo.
– La signora è partita fin da jeri, – gli annunziò il cameriere ossequioso.
– Partita? – disse il Furri come a se stesso; e pensò: “Partita! Ha veduto la figlia? Era in chiesa jeri? O ha seguito il mio consiglio, ed è andata via senza vederla, senza conoscerla? Meglio così! meglio così!”
Ritornò a casa e, aprendo la porta si meravigliò sentendo Lauretta sonare, lieta e ignara, il pianoforte. Si accostò pian piano e, intenerito, si chinò a baciarla sui capelli:
– Suoni?
Lauretta, senza smettere di sonare, reclinò il capo indietro e rispose sorridendo al padre:
– Non senti che hanno slegato le campane?


Riassunto:
Mario Furri ha dovuto crescere da solo la sua figliola, Lauretta, abbandonata alla nascita dalla madre Anny, di origini tedesche. Padre e figlia vivono a Roma insieme alla loro governante un po’ sorda, la signora Alvina Lader, anch’essa di origini tedesche.

Un giorno l’arrivo di una lettera da Wiesbaden porta agitazione nella casa. La governante teme che sia indirizzata a lei e che contenga la notizia della morte dell’uomo da lei amato, che però ha sposato un altra. Le due donne però non possono sapere nulla sul contenuto finché non rincasa Mario, uscito stranamente presto e non ancora tornato. Lauretta teme invece che il padre sia venuto a conoscenza del fatto che la sorella Maddalena sia morta, cosa che lei gli stava nascondendo da circa tre mesi data la salute cagionevole dell’uomo.

Entrambe però si sbagliano: la lettera è per Mario ed annuncia l’arrivo della madre di Laura.

La notizia lo ha stordito e agitato perché lui aveva raccontato alla figlia che la madre era morta dandola alla luce, non trovando un’altra giustificazione all’assenza di lei. Ora non vuole stravolgere la vita di Lauretta, che è certo, non potrebbe accettare la madre dopo tutti gli anni trascorsi senza di lei. La ragazza ha infatti già diciannove anni.

Mario decide allora di organizzare una gita in campagna di tre giorni ed assentarsi il secondo così da poter incontrare da solo Anny, la madre. La donna arriva piena di buoni propositi e vorrebbe conoscere la figlia e ricostruire un rapporto con lei, ma l’uomo è di tutt’altra opinione. Non accetta che Anny si ripresenti così, dopo tutti quegli anni, come se nulla fosse. Ritiene che lei non possa far valere nessun diritto; li ha persi quando li ha abbandonati, senza nemmeno una spiegazione. Anny allora spiega che fu costretta dalla madre a lasciarli perché altrimenti l’avrebbe abbandonata e lei, allora diciannovenne, non riusciva ad immaginarsi un futuro senza la madre che avrebbe inoltre dovuto vivere sola e nella miseria. Spiega inoltre che la madre non aveva mai accettato la loro relazione e se di fronte a lui si mostrava cortese, in realtà progettava la fuga che coinvolse anche lei, Anny.

Tali spiegazioni, anche se dette con le lacrime, non inteneriscono Mario e non gli fanno cambiare idea. Anny dopo uno sfogo, si arrende a non avere un rapporto con Laura, ma pretende di vederla, anche solo da lontano. Anche su questo Mario non è d’accordo perché ha paura che la madre, vedendo la figlia non riesca a trattenersi dal rivelarsi e perché pensa che nemmeno a lei possa far bene. Alla fine però accetta e si accordano: Mario e Lauretta andranno in chiesa il giorno seguente, venerdì santo, e Anny potrà vederla alla funzione, stando però ben in disparte.

Il giorno seguente padre e figlia si recano quindi in chiesa e Mario è molto agitato e ansioso perché non sa quello che potrebbe accadere e non riuscendo a identificare nella folla Anny, ha paura di trovarsela a fianco da un momento all’altro; cosa che non avviene. Tanta è l’agitazione del padre che non finisco di assistere alla messa ema escono quando in chiesa intonano il Vexilla regis.

Il giorno dopo Mario si reca all’albergo in cui alloggiava Anny per salutarla prima della partenza, ma non la trova e il cameriere lo informa che la donna era partita il giorno precedente; forse alla fine aveva ascoltato il suo consiglio.

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