Footer menù

PENSACI GIACOMINO di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

– No, perché? – fa Giacomino, turbandosi ancor più.
– Perché jeri gli ho parlato di te, – risponde con un risolino misterioso il professor Toti. Il tuo stipendio non è molto grasso, figliuol mio. E sai che una mia parolina…
Giacomino si torce su la sedia, stringe le pugna fino ad affondarsi le unghie nel palmo delle mani.
– Professore, io la ringrazio, – dice, – ma mi faccia il favore, la carità, di non incomodarsi più per me, ecco!
– Ah sì? – risponde il professor Toti con quel risolino ancora su la bocca. – Bravo! Non abbiamo più bisogno di nessuno, eh? Ma se io volessi farlo per mio piacere? Caro mio, ma se non debbo più curarmi di te, di chi vuoi che mi curi io? Sono vecchio, Giacomino! E ai vecchi – badiamo, che non siano egoisti! – ai vecchi, che hanno tanto stentato, come me, a prendere uno stato, piace di vedere i giovani, come te meritevoli, farsi avanti nella vita per loro mezzo; e godono della loro allegria, delle loro speranze, del posto ch’essi prendono man mano nella società. Io poi per te… via, tu lo sai… ti considero come un figliuolo… Che cos’è? Piangi?
Giacomino ha nascosto infatti il volto tra le mani e sussulta come per un impeto di pianto che vorrebbe frenare.
Ninì lo guarda sbigottito, poi, rivolgendosi al professore, dice:
– «Giamì, bua»…
Il professore si alza e fa per posare una mano su la spalla di Giacomino; ma questi balza in piedi, quasi ne provi ribrezzo, mostra il viso scontraffatto come per una fiera risoluzione improvvisa, e gli grida esasperatamente:
– Non mi s’accosti! Professore, se ne vada, la scongiuro, se ne vada! Lei mi sta facendo soffrire una pena d’inferno! Io non merito codesto suo affetto e non lo voglio, non lo voglio… Per carità, se ne vada, si porti via il bambino e si scordi che io esisto!
Il professor Toti resta sbalordito; domanda:
– Ma perché?
– Glielo dico subito! – risponde Giacomino. – Io sono fidanzato, professore! Ha capito? Sono fidanzato!
Il professor Toti vacilla, come per una mazzata sul capo; alza le mani; balbetta:
– Tu? fi… fidanzato?
– Sissignore, – dice Giacomino. – E dunque, basta… basta per sempre! Capirà che non posso più… vederla qui…
– Mi cacci via? – domanda, quasi senza voce, il professor Toti.
– No! – s’affretta a rispondergli Giacomino, dolente. – Ma è bene che lei… che lei se ne vada, professore…
Andarsene? Il professore casca a sedere su la seggiola. Le gambe gli si sono come stroncate sotto. Si prende la testa tra le mani e geme:
– Oh Dio! Ah che rovina! Dunque per questo? Oh povero me! Oh povero me! Ma quando? come? senza dirne nulla? con chi ti sei fidanzato?
– Qua, professore… da un pezzo… – dice Giacomino. – con una povera orfana, come me… amica di mia sorella…
Il professor Toti lo guarda, inebetito, con gli occhi spenti, la bocca aperta, e non trova la voce per parlare.
– E… e… e si lascia tutto… così… e… e non si pensa più a… a nulla… non si… non si tien più conto di nulla…
Giacomino si sente rinfacciare con queste parole l’ingratitudine, e si ribella, fosco:
– Ma scusi! che mi voleva schiavo, lei?
– Io, schiavo? – prorompe, ora, con uno schianto nella voce, il professor Toti. – Io? E lo puoi dire? Io che ti ho fatto padrone della mia casa? Ah, questa, questa sì che è vera ingratitudine! E che forse t’ho beneficato per me? che ne ho avuto io, se non il dileggio di tutti gli sciocchi che non sanno capire il sentimento mio? Dunque non lo capisci, non lo hai capito neanche tu, il sentimento di questo povero vecchio, che sta per andarsene e che era tranquillo e contento di lasciar tutto a posto, una famigliuola bene avviata, in buone condizioni… felice? Io ho settant’anni; io domani me ne vado, Giacomino! Che ti sei levato di cervello, figliuolo mio! Io vi lascio tutto, qua… Che vai cercando? Non so ancora, non voglio saper chi sia la tua fidanzata; se l’hai scelta tu, sarà magari un’onesta giovine, perché tu sei buono…; ma pensa che… pensa che… non è possibile che tu abbia trovato di meglio. Giacomino, sotto tutti i riguardi… Non ti dico soltanto per l’agiatezza assicurata… Ma tu hai già la tua famigliuola, in cui non ci sono che io solo di più, ancora per poco… io che non conto per nulla… Che fastidio vi do io? Io sono come il padre… Io posso anche, se volete… per la vostra pace… Ma dimmi com’è stato? che è accaduto? come ti s’è voltata la testa, così tutt’a un tratto? Dimmelo! dimmelo…
E il professor Toti s’accosta a Giacomino e vuol prendergli un braccio e scuoterglielo; ma quegli si restringe tutto in sé, quasi rabbrividendo, e si schermisce.
– Professore! – grida. – Ma come non capisce, come non s’accorge che tutta codesta sua bontà…
– Ebbene?
– Mi lasci stare! non mi faccia dire! Come non capisce che certe cose si possono far solo di nascosto, e non son più possibili alla luce, con lei che sa, con tutta la gente che ride?
– Ah, per la gente? – esclama il professore. – E tu…
– Mi lasci stare! – ripete Giacomino, al colmo dell’orgasmo, scotendo in aria le braccia. – Guardi! Ci sono tant’altri giovani che han bisogno d’ajuto, professore!
Il Toti si sente ferire fin nell’anima da queste parole, che sono un’offesa atroce e ingiusta per sua moglie; impallidisce, allividisce, e tutto tremante dice:
– Maddalenina è giovine, ma è onesta, perdio! e tu lo sai! Maddalenina ne può morire… perché è qui, è qui, il suo male, nel cuore… dove credi che sia? È qui, è qui, ingrato! Ah, la insulti, per giunta? E non ti vergogni? e non ne senti rimorso di fronte a me? Puoi dirmi questo in faccia? tu? Credi che ella possa passare, così, da uno all’altro, come niente? madre di questo piccino? Ma che dici? Come puoi parlar così?
Giacomino lo guarda trasecolato, allibito.
– Io? – dice. – Ma lei piuttosto, professore, scusi, lei, lei, come può parlare così? Ma dice sul serio?
Il professor Toti si stringe ambo le mani su la bocca, strizza gli occhi, squassa il capo e rompe in un pianto disperato. Ninì anche lui, allora, si mette a piangere. Il professore lo sente, corre a lui, lo abbraccia.
– Ah, povero Ninì mio… ah che sciagura, Ninì mio, che rovina! E che sarà della tua mamma ora? e che sarà di te, Ninì mio, con una mammina come la tua, inesperta, senza guida… Ah, che baratro!

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web