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LA VEGLIA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Il Gelli stette un pezzo a osservarlo, poi gli domandò con voce cupa:
– Dove l’avete conosciuta?
– lo? Flora? A Perugia, – s’affrettò a rispondergli il Mauri, scotendosi. – Un mese appena dopo il mio trasferimento colà, nel gabinetto d’un mio collega, giudice istruttore.
– Era arrestata?
– Nossignore. Era venuta per deporre. Stava anche lei a Perugia da poco piú d’un mese.
– Sola? Come?
– Mal’accompagnata. Con uno che… aspetti!… un certo Gamba, sissignore, che si spacciava per artista… per pittore: era invece un miserabile applicatore mosaicista, della Fabbrica di… di Murano, credo: mandato per restaurare un mosaico di non so piú qual chiesa di Perugia. Ciò… ciò… ciò… Un mascalzone, che s’ubriacava tutti i santi giorni, e… e la picchiava. Fu trovato morto, una notte, su la strada, con la testa spaccata.
Il Gelli si coprí il volto con le mani.
– Orrore, eh? – scattò il Mauri, levandosi in piedi. – Mi faccia il piacere: lasci andare! «Fin dove era caduta!», è vero? Che orrore! Buffonate, via. Lei m’insegna che tutto sta nel togliersi d’addosso, una prima volta, sotto gli occhi di tutti, l’abito che ci ha imposto la società. Si provi Lei una volta, a rubare cinque lire, e faccia che venga scoperto nell’atto di rubare. Me ne saprà dire qualche cosa! Ma Lei non ruba, è vero? Grazie! E quella disgraziata avrebbe forse fatto quello che fece se Lei, suo marito… Lasci andare! lasci andare! Eppure, sa? Flora, di Lei, non diceva male, come non diceva male d’alcuno; neppure di quel vigliacco che l’abbandonò, cosí da un giorno all’altro, senza ragione. Lo scusava, anzi; diceva d’averlo stancato, oppresso coi suoi continui timori e la sua gelosia. E anche Lei scusava, incolpando invece d’ogni suo torto le donne, le donne che ella odiava tutte profondamente in sé stessa… E quando, pochi giorni or sono, sono venuto a raggiungerla qua, ha voluto scusare anche me, il mio tradimento, la mia menzogna, incolpando sé stessa, certi suoi vezzi involontarii, il malvagio istinto, com’ella lo chiamava, il bisogno, cioè, che sentono tutte le donne di piacere finanche al marito della propria sorella…
Seguitò cosí un pezzo a sparlare, a sparlare. Il Gelli aveva appoggiato le braccia al tavolino, e vi aveva affondato i volto. S’era addormentato? A un tratto, Margherita, la sbiobbina, si presentò su la soglia, spaventata. Il Mauri le fe cenno di non parlare.
– Morta? – domandò, senza voce.
Quella chinò il capo piú volte, e allora il Mauri, in punta di piedi, corse alla camera da letto; ma, alla vista della donna esanime, scoppiò in violenti singhiozzi e si buttò su di lei disperatamente.
La sbiobbina s’accostò al dormente, per scuoterlo; ma Silvio Gelli levò il capo dalle braccia e le disse, aggrondato, con gli occhi chiusi:
– Non dormo, sa. Lo lasci piangere, ormai… lo lasci..


Riassunto:
Nella novella La veglia Pirandello racconta di una donna, Fulvia, che gravemente ferita chiede al prete che la sta accudendo, Don Camillo Righi, di chiamare suo marito e dottore Silvio Gelli, con il quale non ha più rapporti, per fargli sapere le sue condizioni.

Quando l’uomo arriva s’imbatte in Marco Maurì, un uomo che la moribonda aveva conosciuto qualche tempo prima e con il quale aveva avuto una storia. L’uomo è disperato e rasenta la pazzia perché è convinto che Fulvia si sia fatta del male da sola per colpa sua: non le aveva detto che aveva già una famiglia e sua moglie era anche andata a parlarle.

Mentre da un lato il prete pensa che la donna debba chiedere perdono al marito, dall’altro il signor Maurì, conoscendo tutta la storia della donna, sa che al contrario è il marito a dover chiedere perdono: l’ha abbandonata spingendola verso un precipizio.

Quando il dott. Gelli si trova al capezzale della moglie si rende conto che Maurì ha ragione e chiede quindi perdono alla donna. Fulvia, nonostante le pochissime forze rimastele, riesce a ringraziarlo.

I due uomini si ritrovano poi a parlare nella stanza affianco a quella in cui si trova la moribonda, vegliata dalla sorella del prete, Margherita. E’ soprattutto il signor Maurì a parlare e confessare la sua disperazione ed a dispiacersi per l’abitudine della donna di accusare se stessa per le colpe degli altri.

Arriva infine Margherita ad annunciare ai due uomini la morte della signora Fulvia. Maurì si precipita nell’altra stanza a piangere la donna; il marito lo lascia fare.

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