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LA CASA DEL GRANELLA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Complottò subito, per quella notte stessa, l’agguato. Cinque o sei, con lui, cinque o sei: non si doveva essere in piú! Tutto stava a cacciarsi in quel fondaco, senza farsi scorgere dal Granella. E zitti per carità! Non una parola con nessuno, durante tutta la giornata.
– Giurate!
– Giuriamo’
Piú viva soddisfazione di quella non poteva dare a Zummo l’esercizio della sua professione d’avvocato! Quella notte stessa, poco dopo le undici, egli sorprese il Granella che usciva scalzo dal portone della sua casa, proprio scalzo quella notte, in maniche di camicia, con le scarpe e la giacca in una mano, mentre con l’altra si reggeva su la pancia i calzoni che, sopraffatto dal terrore, non era riuscito ad abbottonarsi.
Gli balzò addosso, dall’ombra, come una tigre, gridando: – Buon passeggio, Granella!
Il pover’uomo, alle risa sgangherate degli altri appostati si lasciò cader le scarpe di mano, prima una e poi l’altra e restò, con le spalle al muro, avvilito, basito addirittura.
– Ci credi ora, imbecille, all’anima immortale? – ruggì Zummo, scrollandolo per il petto. – La giustizia cieca ti ha dato ragione. Ma tu ora hai aperto gli occhi. Che hai visto? Parla!
Ma il povero Granella, tutto tremante, piangeva, e non poteva parlare.


Riassunto:
La novella ha inizio con la famiglia Piccirilli, moglie, marito e figlia, che si recano dall’avvocato Zummo per esporre il proprio caso. Aspettano di essere gli ultimi ad avere udienza perché sanno che la loro causa è particolare e necessiterà quindi di maggior tempo: hanno dovuto lasciare la casa presso cui erano in affitto perché infestata dagli spiriti ed il padrone di casa, il signor Granella, li ha anche citati in giudizio chiedendo i danni per diffamazione. La casa ora non la vuole infatti più nessuno a causa delle voci sugli spiriti che la famiglia ha messo in circolazione.

Inizialmente l’avvocato Zummo li deride perché non crede all’esistenza dei fantasmi, ma, nonostante questo, decide in un secondo momento di accettare comunque l’incarico in quanto è da molti anni che non gli capita un caso interessante. Inizia così a studiare la materia e scopre che molti luminari della scienza hanno affermato che la presenza degli spiriti è innegabile. Tutto ciò gli apre un mondo sull’eternità dell’anima che lo coinvolge, lo affascina e nel quale inizia a crede fermamente. Per tale ragione raccoglie tutte le testimonianze dei vicini di casa della famiglia e porta in tribunale il caso.

In questa sede spiega tutte le scoperte fatte, ma i giudici, nonostante siano molto impressionati dal suo resoconto, non possono comunque dargli ragione e la famiglia Piccirilli perde così la causa.

Il signor Granella è molto contento dell’esito e per dimostrare a tutto il paese che i Piccirilli dicevano fandonie, proclama che la notte stessa l’avrebbe passata da solo in quella casa, così da dare ulteriore prova che i fantasmi non esistono. Giunta la notte però, a causa di strani rumori e della soggezione che nonostante tutto l’aveva contagiato, decide di non passare la notte in quelle stanze ma di uscire per prendere dell’aria fresca, così da rincuorarsi e poi, all’alba, rincasare senza esser visto dai concittadini.

Pensava che nessuno l’avesse notato, ma non era stato così: un carrettiere l’aveva visto e il giorno seguente aveva riferito l’accaduto all’avvocato Zummo. Quest’ultimo è contento perché ora ha anche l’esperienza del padrone di casa a testimoniare che la stessa è infestata dagli spiriti. Vuole allora coglierlo sul fatto e si reca quindi di notte presso la dimora del Granella per coglierlo in flagrante.

Lo sorprende proprio mentre esce di casa ancora mezzo svestito perché, sopraffatto dal terrore, non aveva fatto in tempo a coprirsi. L’avvocato gli chiede quindi se ora crede all’anima immortale, ma il povero signor Granella non riesce nemmeno ad aprir bocca tanto è la paura che lo assale.

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