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LA CASA DEL GRANELLA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Che fare adesso? Prima di tutto, chiudere quell’uscio e metterci il paletto. Sì, perché sempre, per abitudine, prima d’andare a letto, egli si chiudeva così, in camera. È vero che, di là, adesso, non c’era nessuno, ma… l’abitudine, ecco! E perché intanto aveva ripreso in mano la candela per andare a chiudere quell’uscio nella stessa stanza? Ah… già, distratto!…
Non sarebbe stato bene, ora, aprire un tantino il balcone? Auff! si soffocava dal caldo, là dentro… E poi, c’era ancora un tanfo di vernice… Sì, sì, un tantino, il balcone. E nel mentre che la camera prendeva un po’ d’aria, egli avrebbe rifatto il letto con la biancheria che s’era portata
Così fece. Ma appena steso il primo lenzuolo su le materasse, gli parve di sentire come un picchio all’uscio. I capelli gli si drizzarono su la fronte, un brivido gli spaccò le reni, come una rasoiata a tradimento. Forse il pomo della lettiera di ferro aveva urtato contro la parete? Attese un po’, col cuore in tumulto. Silenzio. Ma gli parve misteriosamente animato, quel silenzio…
Granella raccolse tutte le forze, aggrottò le ciglia, cavò dalla cintola una delle pistole riprese in mano la candela, riaprì l’uscio e, coi capelli che gli fremevano sul capo, gridò:
– Chi è là?
Rimbombò cupamente il vocione nelle vuote camere. E quei rimbombo, fece indietreggiare il Granella. Ma subito egli si riprese: batté un piede; avanzò il braccio con la pistola impugnata. Attese un tratto, poi si mise a ispezionare dalla soglia quella camera accanto.
C’era solamente una scala, in quella camera, appoggiata alla parete di contro: la scala di cui s’erano serviti gli operai per riattaccar la carta da parato nelle stanze. Nient’altro. Ma sì, via, non ci poteva esser dubbio: il pomo della lettiera aveva urtato contro la parete.
E Granella rientrò nella camera, ma con le membra d’un subito rilassate e appensatite così, che non poté piú per il momento rimettersi a fare il letto. Prese una seggiola e andò a sedere al balcone, al fresco.
– Zrì!
Accidenti al pipistrello! Ma riconobbe subito, eh, che quello era uno strido di pipistrello attirato dal lume della candela che ardeva nella camera. E rise Granella della paura che, questa volta, non aveva avuto, e alzò gli occhi per discerner nel buio lo svolazzìo del pipistrello. In quel mentre, gli giunse all’orecchio dalla camera uno scricchiolio. Ma riconobbe subito ugualmente che quello scricchiolio era della carta appiccicata di fresco alle pareti, e ci si divertì un mondo! Ah, erano uno spasso gli spiriti, a quella maniera… Se non che, nel voltarsi, così sorridente, a guardar dentro la camera, vide… – non comprese bene, che fosse, in prima: balzò in piedi, esterrefatto; s’afferrò, rinculando, alla ringhiera del balcone. Una lingua spropositata, bianca, s’allungava silenziosamente lungo il pavimento, dall’uscio dell’altra camera, rimasto aperto!
Maledetto, maledetto, maledetto! un rotolo di carta da parato un rotolo di carta da parato che gli operai forse avevano lasciato lì in capo a quella scala… Ma chi lo aveva fatto precipitare di là e poi scivolare così, svolgendosi, lungo il pavimento di due stanze, imbroccando perfettamente l’uscio aperto?
Granella non poté piú reggere. Rientrò con la sedia; richiuse di furia il balcone; prese il cappello la candela, e scappò via, giú per la scala. Aperto pian piano il portone, guardò nello sterrato. Nessuno! Tirò a sé il portone e, rasentando il muro della casa, sgattaiolò per il viottolo fuori delle mura al bujo.
Che doveva perderci la salute, lui, per amor della casa? Fantasia alterata, sì; non era altro… dopo tutte quelle chiacchiere… Gli avrebbe fatto bene passare una notte all’aperto, con quel caldo. La notte, del resto, era brevissima. All’alba, sarebbe rincasato. Di giorno, con tutte le finestre aperte, non avrebbe avuto piú, di certo, quella sciocchissima paura; e, venendo di nuovo la sera, avendo già preso confidenza con la casa, sarebbe stato tranquillo, senza dubbio, che diamine! Aveva fatto male, ecco, ad andarci a dormire, così, in prima, per una bravata. Domani sera…
Credeva il Granella che nessuno si fosse accorto della sua fuga. Ma in quel fondaco dirimpetto alla casa, un carrettiere era ricoverato quella sera, che lo vide uscire con tanta paura e tanta cautela, e lo vide poi rientrare ai primi albori. Impressionato del fatto e di quei modi, costui ne parlò nel vicinato con alcuni che, il giorno avanti, erano andati a testimoniare in favore dei Piccirilli. E questi testimoni allora si recarono in gran segreto dall’avvocato Zummo ad annunziargli la fuga del Granella spaventato.
Zummo accolse la notizia con esultanza.
– Lo avevo previsto! – gridò loro, con gli occhi che gli schizzavano fiamme. – Vi giuro, signori miei, che lo avevo previsto! E ci contavo. Farò appellare i Piccirilli, e mi avvarrò di questa testimonianza dello stesso Granella! A noi, adesso! Tutti d’accordo, ohé, signori miei!

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